Vecchio cantore – racconto inedito di Giorgio Galli

… con un caloroso grazie ad Antonio Devicienti e a tutti gli amici di Perìgeion.

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L’uomo ascoltava la pipa e fumava il jazz. Non è un errore: è proprio così. La pipa ha un suo ritmo. La pipa è contemplazione. E’ come la cantilena del mare sulla spiaggia di Sète. In una canzone, l’uomo aveva chiesto di essere seppellito sulla spiaggia di Sète. L’uomo era uno chansonnier famoso. Non era vecchio, ma era invecchiato. Era bello lo stesso, perché era sempre stato un bell’uomo. Ora era un bel vecchio. Anche la faccia stanca, i vestiti dai colori smorti gli donavano. Certo era triste guardarlo, se si ricordava com’era pochi anni fa. Ma in fondo aveva sempre avuto un che di vecchio, un che di stanco, con quella pipa infilata nella bocca anche mentre cantava. E poi, le sue canzoni erano senza età. Altri avevano cambiato stile, s’erano aggiornati ai tempi. Lui non aveva mai avuto lo stile dei suoi tempi. Non era stato sentimentale quando…

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Un viaggio nel bosco (ovvero Sebald secondo Marco Ercolani)

Questo Sebald di Ercolani è fra le sue prose più affascinanti. E’ chiaro che il “tipo” walseriano del vagabondo gli è congeniale, anzi è un suo archetipo. Le due “fantasie” sono condotte con una libertà rapsodica e malinconica,  foriera di un tono leggermente diverso da quel kafkiano, affilato nitore nell’indagare il perturbante cui l’Ercolani precedente ci aveva abituati. Senza che nulla si perda in lucidità, queste due schegge di prosa annunziano forse una stagione più lirica, una stagione autunnale intesa nietzscheanamente come “grande vendemmia”… Stupendi due passi: “Io non scrivo mai, io riordino: il mio lavoro è quello del cucitore di pezze o dell’artigiano di mosaici”, e “Scrivo perché, come cera, si sciolgano le gabbie del potente romanzo da fare ancora. Abbozzo finti romanzi…”

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“La cour de l’ancienne école”, illustrazione tratta dal libro postumo di W. G. Sebald “Camposanto”.

Due fantasie di W. G. Sebald durante una passeggiata in Corsica (Cavo, 1998).

Prima fantasia

Si tratta di un viaggio nel bosco. La mia lingua, che spesso persuade il lettore per la maestosa andatura della frase e la precisa chiarezza dei dettagli, non ha nulla di marmoreo. Vorrei che tu vedessi gli appunti preparatori delle mie poesie: sono versi imperfetti, amorosi, e su quei torsi mutilati costruisco le sculture delle mie pagine: sono belle sculture che nascondono oscuri frammenti. Nessun critico se ne è accorto, fino ad oggi, e questa è la mia inutile fortuna. Se Bach, per gli aborigeni australiani, è un’architettura selvaggia, perché la loro musica è annidata nel calcio delle ossa, nel connettivo dei muscoli, nelle fibre della pelle, e non nei paradossi mentali del contrappunto; se è impossibile amare totalmente Bach…

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Rossella Pompeo: La donna che faceva crescere gli alberi

di Giorgio Galli   C’è una tendenza, nell’editoria e nella scrittura contemporanee, verso una prosa media intesa non come lingua piana e atticistica, ma come p…

Sorgente: Rossella Pompeo: La donna che faceva crescere gli alberi

Maria Grazia Di Biagio, inediti

Condivido dagli amici di Perìgeion queste poesie da scoiattolo, di una giovane poetessa che intreccia parole consuete come intrecciasse braccialetti, e che con esse ci regala sorprendenti aperture metafisiche…

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MG Di Biagio foto

 

CON L’OCCHIALE IN PUNTA DI NASO

Quando si rivoltano le zolle al campo

è un luccicare di pepite brune

Vero è che le ombre a ridosso

del solstizio si allungano più in fretta.

L’età dell’oro ha vita breve.

Pure vero che un autunno così estivo

non lo si vedeva da decenni

Ho le carte in regola per dirlo

– quasi un vezzo –

con l’occhiale in punta di naso.

*

Nell’incavo deserto di un nido, si avverte

il vuoto reso da una galassia in fuga

Lo smarrimento che assale l’astronomo

all’ipotesi di un oltre che non vede.

Il vuoto sta ancorato all’y del ramo

per altre cove e schiuse, altre partenze

Verso il limite che acceca il telescopio

l’universo è più stellato – intero.

*

Le mancanze si addensano

sui fili delle rondini

come per un’attesa –

fumano il narghilè col tempo

discorrendo del meno che pesa

nella fissità…

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Dialogo sul Silenzio (un racconto di Giorgio Galli)

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EUGEN ORMANDY – Dottor Sibelius, esiste l’Ottava Sinfonia?

JEAN SIBELIUS – No, non esiste. Ci ho provato, ma una volta scelto il Silenzio non si torna indietro. Non so dirle se è stato doloroso. E’ stato necessario. Il silenzio è parte della musica. Lei lo sa, la durata di una pausa, una virgola in mezzo a un fraseggio fanno la differenza tra interpretazione e interpretazione. Così come le parole hanno un senso solo in rapporto al silenzio, così anche i suoni. Oggi mi sembra che, nel frastuono delle radio -per fortuna i notiziari di guerra sono finiti- le parole abbiano meno senso per tutti. Mi risulta difficile immaginarmi nei panni di un poeta. Un poeta ha bisogno di credere assolutamente nelle parole, di credere che siano cose, ed è la sua fiducia illimitata a dare alle parole quella forza enorme, che ai nostri occhi le trasforma in cose. E’ la…

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Giorgio Galli: le morti felici 3

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biplano

 

Qui ho visto, quando è tramontato il sole, come si coricano i gattini, come si mettono a strati, come stanno stesi nei nidi di pelliccetta più caldi quei due che qualcuno ci ha buttato dentro il giardino e poi è scappato… Aprilina, preghi per me, perché io continui a stare al mondo, se non altro, ormai, per i miei gattini… Perché per l’inverno non li aspetta altro che l’allevamento al freddo, preghi per noi qui, per le ragazzine, le tre mamme gatte, preghi per Cassius

Boumil Hrabal, Paure totali

Morte di Desprez

Che volete?, che abbia paura della morte? E come farei dopo averla trasformata in melodia? Ho familiarizzato con essa in ogni nota. L’ho fatta risuonare su più voci. Mi si rimprovera che non sono stato ardimentoso: che non mi sono arrischiato su armonie impervie, che rare volte ho fatto cantare le voci su differenti divisioni ritmiche…

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Giorgio Galli sulla “Sposa nera” di Ilaria Seclì

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Libro arduo e stregante, La sposa nera (Novi Ligure, Edizioni Joker, 2016) ha radici piantate nell’umanità più segreta dell’autrice, va a fondo nei miti e nelle ossessioni che governano il suo modo ferito di sentire il mondo. Si ha pudore ad entrare in un terreno così oscuro e intenso, anche se l’autrice stessa lo ha rovesciato sul tavolo nel suo modo impavido. E’ una raccolta di poesie che tende al poema, un libro che va ascoltato prima che “compreso”.  Artista di aria e d’acqua, del confine tra parole e cose e tra le parole e il silenzio; poetessa di un universo significante che esplora il confine con l’altro da sé, con l’assenza di significati, col silenzio e il rumore del mondo; sempre sul punto di lacerare il confine fra arte e vita, Ilaria Seclì qui ci accoglie con una citazione di Joe Bousquet, mostrando la volontà di scendere nel dolore…

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Giorgio Galli: le morti felici 2

perìgeion

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Sotto la pietra di uno degli avelli, a destra, a breve altezza dalla roccia che strapiomba, Böcklin ha scritto il proprio nome con le sole iniziali, come soleva fare: “A.B.” Terminato di edificare la sua isola, di sconfinare quel mare desolato, Böcklin riservò a sé uno dei loculi, per abitarlo da morto e magari da vivo.

Alberto Savinio, Narrate, uomini, la vostra storia

Morte di Icaro

“Dedalo dovete consolare, è lui che muore disperato. Io sono morto vicino al sole.”

Morte di Turoldo

“Meglio sparire. Inabissarsi nel proprio lavoro e non lasciar traccia della propria imperfezione spirituale. A che pro tramandare il ricordo dei peccati, delle debolezze della carne, delle mucose del corpo, del tritume dei traffici terreni? Dopo aver raccolto le gesta di Rolando, sarebbe stato un errore voler essere anche tutto il resto. Il poema è ciò che resta. Io sarò un nome anonimo, un piccolo Omero…

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Le morti felici

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maqroll

di Giorgio Galli

“Il Gabbiere giaceva raggomitolato ai piedi del timone, il corpo magro, asciutto come un mucchio di radici torturate dal sole. I suoi occhi, molto aperti, rimasero fissi in quel nulla, immediato e anonimo, in cui i morti trovano il sollievo che gli venne negato durante il loro errare da vivi.”

Alvaro Mutis, Un bel morir

Morte di Khayyām

“Ora vi racconto di come è morto Ghiat ad-Din. Stava seduto al suo tavolo di legno, sotto il fico della sua casa a Nīshāpūr. Il sole era alto. Per tutta la sua giovinezza Ghiat ad-Din si era alzato tardi, ma da vecchio dormiva soltanto poche ore. Tracciava pigramente dei segni su delle carte, ma qualcosa non doveva riuscirgli perché lo si vedeva tracciare segni sempre più nervosi, allontanare le carte con ira, poi riprenderle e tracciare ancora dei segni e accantonarle infine con ira e stanchezza. Guardò davanti a…

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Eau argentée

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di Giorgio Galli

Simav è una ragazza curda che vive nella città assediata di Homs. Il suo nome, in lingua curda, vuol dire Acqua argentata. Simav non ha nulla: la casa in cui abitava è stata bombardata, i suoi genitori sono morti nel bombardamento. Quante case sono state bombardate durante l’assedio di Homs? Forse il numero esatto non è conoscibile. Ma le immagini ce lo dicono con forza: sono troppe. E le case bombardate in tutta la Siria? Il 12 marzo la coalizione Withsyria rendeva noto che, stando alle immagini satellitari, l’83 per cento delle luci in Siria si è spento dal 2011 ad oggi.
Le luci si sino spente su tutta la Siria. Ma Simav le riaccende. Simav, Acqua argentata, ha perso tutto ma le è rimasta una telecamera. Una piccola telecamera amatoriale con cui filma ogni cosa: anche il momento in cui la sua casa viene bombardata…

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