Il registratore del mondo – 10

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In nessuna pagina dei diari Daniil si lamenta dell’impossibilità di pubblicare. Mai un’invettiva contro l’Unione Sovietica. Daniil scrive dei momenti di sconforto, di quando dubita del suo valore letterario o delle sue scelte, di quando deve chiedere prestiti e di quando gli stanno finendo i soldi, scrive che va ai concerti coi vestiti lisi, ma non accusa nessuno. Ed è stupefacente, perché avrebbe avuto ogni motivo per accusare molti.

Si possono dare almeno due spiegazioni di questa strana calma. La prima è che Daniil temeva di essere controllato. Non sarebbe stata una paura irrazionale, in quel periodo. Le lettere dei russi erano regolarmente aperte e controllate dalla censura. E, dati i suoi precedenti, è possibile che Daniil fosse davvero controllato. In realtà, a giudicare dalle lettere che ci sono rimaste, Daniil era uno dei russi che potevano stare più tranquilli, perché nella sua corrispondenza non si trova il minimo riferimento alla politica.

Questa spiegazione ha però un difetto: va bene per le lettere, ma i diari?

Questi passi di diario sono espliciti:

Bisogna essere imperturbabili, vale a dire esser capaci di tacere e non cambiare l’espressione fissa del viso.

E quando la persona che parla con te dice delle cose assurde, sii gentile con lui e dagli ragione.

Prova a conservare l’indifferenza, quando finiscono i soldi.

Daniil, insomma, imponeva a se stesso una specie di cupo distacco. Forse perché era il suo modo di difendersi. Certi bambini maltrattati si rifugiano in un mondo tutto loro, hanno reazioni attonite, sembra che quello che gli succede non li riguardi. E’ come dire: quello che sta accadendo non esiste, non sta accadendo davvero, non a me. (Sono attestati perfino casi di scissione della personalità fra i bambini maltrattati: creano degli alter ego per far sopportare a lui il carico di botte e di dolore: come dire “non le ho prese io, le ha prese lui”: e poi rimangono scissi per sempre. E’ attestato il caso di un bambino maltrattato che aveva creato, per questa ragione, tredici personalità diverse: a cosa arriva la mente di un bambino pur di sopravvivere al dolore!) Daniil, che aveva in comune coi bambini l’innocenza e la ferocia, forse era bambino anche in questo.

Purtroppo, però, era vero anche ch’era controllato. E non solo perché “era Charms”, ma perché i russi erano tutti controllati, in quel periodo: si controllavano fra loro, tutti contro tutti, in una lotta per la sopravvivenza dove a vincere era sempre il più vigliacco. Un vicino di casa, un passante, un portinaio, chiunque poteva andare a denunciarti, e l’onere della prova era tutto tuo.

Nel dicembre del 1931 vengono arrestati Charms, Vvedenskij, Tufanov, Bachterev, Kalashnikov, Volocin e Andronikov tutti, a parte Tufanov, impiegati a Leningrado nell’editoria per l’infanzia. […]

Nel primo interrogatorio Charms riconosce di lavorare nel campo della letteratura. Dice di non avere convinzioni politiche, ma per quanto riguarda la letteratura dice di non essere d’accordo con la politica del potere sovietico e che preferirebbe che ci fosse libertà di stampa.

Nel secondo interrogatorio Charms riconosce di essere l’ideologo di un gruppo di letterati antisovietici che lavorano principalmente nel campo della letteratura per l’infanzia, e che l’attività del suo gruppo si divide principalmente in due parti. Prima di tutto la poesia transmentale, intimamente controrivoluzionaria, destinata agli adulti e che, a causa del suo contenuto e del suo orientamento, non può essere pubblicata in Unione Sovietica, che loro hanno diffuso tra l’intellighenzia con convinzioni antisovietiche attraverso la distribuzione dei loro testi battuti a macchina e attraverso letture ad alta voce in vari ambienti antisovietici, tra i quali l’appartamento di Kalashnokov, uomo di convinzioni monarchiche, presso il quale si radunavano personaggi antisovietici. A parte questo, il gruppo di Charms interveniva anche presso uditori più vasti, per esempio la Casa della stampa o l’università, dove l’ultima volta gli studenti avevano reagito agitandosi molto, e chiedendo che il gruppo fosse deportato alle Solovki e chiamandoli controrivoluzionari.

Nel terzo interrogatorio Charms riconosce che il suo gruppo ha portato nel campo della letteratura per l’infanzia alcuni elementi dei propri scritti per adulti, per esempio la lingua transmentale, eminentemente controrivoluzionaria. […] Di conseguenza, l’attività nel campo della letteratura per l’infanzia del gruppo di Charms aveva carattere antirivoluzionario e portava un danno significativo all’educazione della generazione dei giovani sovietici contemporanei. I libri del nostro gruppo, dice Charms nell’interrogatorio, distraggono il lettore dalla concreta realtà sovietica, e hanno un effetto corruttore sull’immaginazione dei bambini.

Nel quarto interrogatorio Charms riconosce che le opere per l’infanzia prodotte dagli scrittori che facevano parte del suo gruppo erano di due tipi: opere antisovietiche, e opere fatte con i piedi. Tra le sue, Charms riconosce come opere fatte con i piedi Teatro e Un tappo sbarazzino. Sono opere, dice Charms nel quarto interrogatorio, che ho scritto in un tempo molto limitato al solo scopo di ricevere l’onorario. […] Tra le mie opere antisovietiche posso indicare Milione, Come la vecchia ha comperato l’inchiostro, Ivan Ivanovič Samovar, Su come Kol’ka Pankin è volato in Brasile, ma Pet’ka Ersov non ha creduto a niente, I preparativi per l’inverno e anche altre, ha detto Charms nel quarto interrogatorio. La realizzazione di questo tipo di opere era determinata dalle mie convinzioni politiche, contrarie all’ordine politico attuale, e come me la pensavano tutti i componenti del mio gruppo. Riassumendo, dice Charms nel quarto interrogatorio, l’attività nel campo della letteratura per l’infanzia del gruppo da me guidato aveva carattere antirivoluzionario e portava un danno significativo all’educazione della generazione dei bambini sovietici contemporanei.

Nel quinto interrogatorio Charms dice che alla base della sua attività antisovietica stavano le sue opinioni politiche, contrarie all’ordine politico costituito. Siccome lui di proposito abitualmente non faceva caso ai problemi politici correnti, non leggeva i giornali per principio, le sue opinioni politiche si erano formate con l’aiuto dei componenti il suo entourage, i membri del suo gruppo letterario. Negli incontri con loro, dice Charms, io mi atteggiavo a sostenitore del regime politico che esisteva prima della rivoluzione. Il paese futuro me lo immaginavo come la restaurazione di quel regime. Aspettavo questo momento, molto spesso me lo sono figurato con l’immaginazione, e pensavo che subito dopo la sua instaurazione avrei potuto mettere in atto un’attività artistica vivacissima. Io credo che la restaurazione del vecchio regime darebbe al nostro gruppo di transmentali delle grandi possibilità per la pubblicazione a mezzo stampa. A parte questo, tengo presente e ho sempre tenuto presente che le mie ricerche filosofiche, nel campo della filosofia idealistica e strettamente legate alla mistica, sono molto più consone alle forme politiche e sociali prerivoluzionarie che all’attuale ordine costituito, fondato sulla filosofia materialistica. E’ naturale che, essendomi reso conto della distanza tra le mie idee filosofiche, la mia arte e l’ordine costituito, ho cercato una forma adatta alle mie convinzioni politiche, cioè una forma di direzione politica a me più vicina. Nelle mie conversazioni con Vvedenskij, Kalashnikov e gli altri, che a volte avevano un carattere fortemente antisovietico, io sono pervenuto alla convinzione che è indispensabile alla Russia una forma di governo monarchica. Dal momento che queste conversazioni si ripetevano giorno dopo giorno io mi sono sempre più convinto della necessità della distruzione del sistema politico sovietico e del ripristino dell’antico ordine di cose. Ho anche capito che il cambiamento dello status quo non era possibile senza l’uso della forza, ma ho cercato di non pensare molto a questa cosa, dal momento che ciò andava contro le mie convinzioni filosofiche, contrarie all’uso della forza e a qualsiasi forma di violenza. In questo modo, rifugiandomi nell’arte transmentale e nella ricerca filosofica mistico-idealistica, io coscientemente ho combattuto l’attuale ordine costituito. E con l’aiuto del mio entourage artistico e ideologico, gente più esperta di me, di politica, dice Charms nel quinto interrogatorio, io sempre di più mi sono radicato nella convinzione della necessità di distruggere l’attuale ordine costituito.

Così racconta Paolo Nori nella postfazione alla sua traduzione di Charms. Sembra un po’ tutto assurdo, grottesco e charmsiano, ma molte cose in Unione sovietica erano assurde, grottesche e charmsiane. Prosegue Nori:

… dai diari del padre di Charms risulta che tra il febbraio e il marzo del ’32 Ivan Pavlovic tenta inutilmente di ottenere un incontro in carcere con il figlio. Solo in aprile i due riescono a incontrarsi e Juvačëv descrive l’incontro.

Mi è sembrato un adolescente biblico (ha ventisette anni!). Magrino, esilino. E dietro di lui elegante, pulito nella sua giubba, in salute, grosso, il secondino. Ci han lasciati soli, e siamo stati fino alle tre e mezza. Ci han portato il tè, una ciambella, delle sigarette. Ho risposto dettagliatamente a tutte le sue domande. Dopo di lui sono andato da Hartman. Ha ripetuto anche a me che Danja ne ha per tre anni. Ma non è definitivo. Pensano di ridurre.

Charms viene rilasciato il 18 giugno 1932. Racconterà qualche anno più tardi a Vsevolod Nikolaevic Petrov, uno storico dell’arte con cui fa amicizia negli ultimi anni della sua vita, che quando tornò a casa dopo la liberazione non riusciva a passare per la porta d’ingresso. Dall’agitazione, racconta Petrov, chissà perché aveva colpito l’angolo […] ed era caduto davanti alla porta.

Il 13 luglio del ’32 Charms e Vvedenskij sono confinati a Kursk. […] Il 18 ottobre Charms e Vvedenskij ottengono il permesso di ritornare a Leningrado. Riprendono a scrivere sulle riviste per l’infanzia. La punizione è stata relativamente leggera…

Questi erano i ricordi di Daniil il 21 giugno 1941, quando lo hai visto conversare con la zia Koljjubakina.