Il registratore del mondo – 13

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Ma quando erano cominciati i guai di Daniil? Dal poco che si riesce a capire, lui e gli Oberju non erano mai stati molto amati: le loro serate erano dei mezzi disastri, e il pubblico reagiva male alle loro assurdità. C’era una commedia di Daniil, Elisaveta Bam, in cui comparivano battute come queste:

ELIZAVETA Ivan Ivanovič, andate in mezza birreria, e portateci una bottiglia di birra e delle noci.

IVAN Ah, delle noci e mezza bottiglia di birra, andare in birreria poi tornare.

ELIZAVETA Non una mezza bottiglia, una bottiglia, e non in birreria, ma nella noce.

Sembra che l’attrice, Anna Semenova, alle prove si sbagliò e disse, anziché “nella noce”, “nel fagiolo”. Daniil le si avvicinò tranquillo e la corresse: “Noce, non fagiolo. E’ fondamentale”.

Gli spettatori avevano preso male la commedia, molto male. A metà dello spettacolo, ricorda Anna Semenova, avevano cominciato a tirare ortaggi guasti (evidentemente se li erano portati da prima). Lei era stata colpita da un cetriolo sotto sale che le aveva macchiato il vestito. Gli attori erano andati nel panico. Daniil da dietro le quinte diceva: “Andate avanti! Andate avanti!” Vvedenskij aveva gridato al pubblico di star tranquilli, che presto sarebbe finita. Quando fu davvero finita, pochissimi erano rimasti in sala. A fine serata, gli oberjuty si erano riuniti in trattoria per fare il punto della situazione. Erano tutti tesi. Daniil no. “Aspettate”, aveva detto, “ci capiranno, la pièce era meravigliosa”. Il giorno dopo, un quotidiano locale recensì: Un caos sincero fino al cinismo, dove non si capisce un accidente.

Scrive Paolo Nori:

… a ridosso degli anni Trenta iniziano gli interventi dei pedagoghi sull’editoria per l’infanzia, e in particolare sull’editoria leningradese […] Le favole in quegli anni erano considerate dannose per i bambini, si credeva che li distogliessero dalla realtà rivoluzionaria, le poesie e i raccontini, poi, erano visti come una perdita di tempo. Il problema si ingigantì talmente […] che ci si chiese se era necessaria in generale una letteratura per bambini.

Tra i più bersagliati dalla critica c’ea Charms. Un certo D. Kal’m, in un articolo intitolato Contro la letteratura per l’infanzia fatta con i piedi, scrive: La Giz [la rivista su cui scriveva allora Daniil] coltiva il nonsenso. La Giz pubblica delle cose incomprensibili, insensate, orribili […] le quali né da un punto di vista formale, né tantomeno dal punto di vista del contenuto sono in qualche misura accettabili.

Charms, insieme a Vvedenskij […] veniva tra l’altro rimproverato di povertà di procedimenti letterari, e lo si accusava di riportare indietro la letteratura, verso l’antichità, strano destino, per un rappresentante dell’ultima avanguardia […]

Nell’aprile del 1930 Charms e Vvedenskij partecipano a una serata di letture poetiche nella casa-albergo degli studenti dell’Università di Leningrado, che si rivelerà, per gli oberjuty, una vera e propria catastrofe. Sul quotidiano Smena (Cambio) esce l’articolo di L. Nil’vic Saltimbanchi reazionari (su una sortita di teppisti letterari).

Sono proprio pochi, scrive Nil’vic, si possono contare sul palmo di una mano. La loro opera… Del resto, parlarne significa tributare un onore non necessario alla transmentale fornicazione con le parole degli oberjuty. Non li pubblicano, quasi non intervengono. E non ci sarebbe neanche bisogno di parlarne, se non avessero pensato di portare la loro “arte” alle masse. Ma gli oberjuti sono lontani dalla gente. Odiano la lotta del proletariato. La loro uscita dalla vita, la loro poesia incomprensibile, la loro transmentalità da saltimbanchi, è una protesta contro la dittatura del proletariato. La loro poesia è controrivoluzionaria. E’ una poesia di persone diverse da noi, una poesia di nemici di classe, così hanno deciso gli studenti universitari.