Lôá la bambina-dio

9788846921581_0_0_1484_75Forse la poesia più fresca, più simile a quella delle origini, la troviamo nei libri per bambini. La colta ingenuità, il radicalismo di quella poesia ispirano Lôá, la bambina-dio, che ripercorre -con commovente irriverenza- le storie dell’Antico Testamento. Loa è una bimba malata che passa il suo tempo disegnando; ma i disegni prendono vita, e quello che accade poi è la storia del mondo. Eppure Lôá non appartiene al mondo. Le pagine più strazianti sono quelle in cui la piccola vive su di sé la solitudine irrimediabile del dio. Si affeziona a ogni famiglia che la ospita, ma non può trattenersi perché scoprirebbero che tutti loro esistono solo grazie a lei, e proverebbero dolore. Può fare amicizia con gli altri bambini, ma in realtà è sola perché quei bambini sono frutto della sua immaginazione. Quando è adirata, non può strappare disegni come tutti gli altri bambini, perché distruggerebbe il mondo. L’innocente irresponsabilità con cui tutto è iniziato non è più possibile. Prova a tornare alla stanza da cui tutto è iniziato, la sua stanza di bimba malata che passava il suo tempo disegnando. Ma nella stanza non c’è più nulla: solo una botola aperta. Quella stanza esisteva perché c’era lei. Tutto ciò che esiste è lei.  Oltre c’è il nulla, un nulla che nemmeno lei può concepire. Questa Bibbia in miniatura è piena di una moderna teologia: una teologia interrogativa. I teologi tradizionali provavano a darci risposte. Lôá rimbalza tutte le nostre domande e ne rende partecipe la figura stessa di dio: un dio con la minuscola, che ha dato origine a un gioco del quale egli stesso è sorpreso.

Lina e il canto del mare

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Quante opere, di quante arti, hanno evocato il moto e la profondità del mare? Tante, più di quante io ne conosca. Ma ci sono opere che fanno rivivere il mare attraverso un incrocio di linguaggi. Penso all’Otello di Orson Welles: di fronte al mare in tempesta né le voci umane, né il tonfo del mare sono potenti -anzi si coprono a vicenda: le parole sono sussurrate e la voce del mare è solo un sibilo- ma proprio così si crea un cosmo sonoro violento, dove le voci della natura e le parole degli uomini sono amplificate dal destino.

Flora Farina e Laura Riccioli creano un libro “marino”, un libro di voci, usando due arti non risonanti: una prosa per bambini limpida e scarna -del miglior tipo di prosa per bambini, quella che “distilla” storie anziché raccontarle- e illustrazioni alla Chagall, con le figure sempre inquadrate di sguincio, di profilo, di tre quarti, sempre in movimento, sempre inserite in una composizione ricca di elementi arabeggianti, attraversata dal contrasto fra il nero del mare di notte e i colori caldi del giorno nel Sud.

“Lina ha sette anni, una voglia a forma di cuore sotto l’occhio sinistro e vive con Gelsomina, sua nonna, in un paesino vicino al mare, con tante case rimaste chiuse perché chi le abitava è emigrato, come i genitori di Lina. Ma proprio dal mare, in una notte di tempesta, arriveranno i nuovi abitanti che ripopoleranno il paesino.” Così dice il risvolto di copertina. Ci suonano familiari, reali quegli arrivi dal mare? Senz’altro sì. Ma cosa vuol dire “arriveranno i nuovi abitanti che ripopoleranno quel paesino”? Questa, vi starete dicendo, dev’essere la parte fantastica, onirica, d’invenzione. Invece no: ci avvertono le autrici che “questa storia è ispirata ai fatti avvenuti alla fine del secolo scorso a Badolato e a Riace, quando una nave proveniente dal Kurdistan sbarcò sulla costa ionica calabrese. I sindaci dei sue paesi, Gerardo Mannello e Domenico Lucano, decisero di ospitare i migranti nelle case che gli abitanti del paese avevano lasciato quando in Italia la guerra era finita da poco, scappando dalla vita difficile e dalla povertà…”.

Dunque una storia vera. Raccontata, anzi poetizzata, in una fiaba per bambini che potrebbe educare anche molti adulti.

Lina e il canto del mare (Mesogea ragazzi, 2017) è una piccola opera d’arte che fa risuonare il mare gremito di migranti e un paese scarso d’abitanti in un coro coeso, rispecchiando la realtà ma sfumandola in un sogno lieve e inquietante -come lieve e inquietante è la rievocazione del recupero dei bronzi di Riace, raccontata in forma di fiaba da nonna Gelsomina e poi sognata da Lina, con le due statue che diventano due divinità benevole: due, perché in Lina nessuno sta mai solo e i simboli della solidarietà sono dovunque. E non c’è nulla di didattico, non una goccia di retorica o di sentimentalismo. E’ un libro essenziale.

Un grande poeta, René Char, disse di Van Gogh: “Egli stava lavorando per noi”. Flora Farina e Laura Riccioli hanno scritto un piccolo libro che unisce il valore artistico a quello civico e umano. Si sono ricordate, in un periodo di scrittori narcisi e di scritture egocentriche, che chi pratica l’arte “sta lavorando per noi”.

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