203 // PORTOFRANCO 15 // Emilio Ferro. Addio cara Ventimiglia

Peripli // Post Scriptum

Pubblichiamo oggi per Portofranco una poesia e una testimonianza di Emilio Ferro, che si definisce un “profugo d’Africa” e “italiano di Tunisi”, ponendoci di fronte a una riflessione sui percorsi personali e collettivi, sui flussi e riflussi migratori transnazionali, sulle maree della storia, sulla precarietà della bilancia mediterranea, sull’alternanza delle battigie toccate con piede esiliato dalla necessità.

G. Asmundo

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Addio cara Ventimiglia

Addio cara Ventimiglia
mia amata terra elettiva,
hai lasciato gioie e ferite
sulla mia vita ed i ricordi,
da te ho lasciato lacrime
e sorrisi, risate sguaiate,
abbracci e baci infuocati,
da te ho lasciato l’ombra
appena accennata di poesie,
mai scritte né mai declamate,
da te le tracce dei miei passi
sui marciapiedi sulla battigia,
sul ponte sul Roia sui sassi.
Addio Ventimiglia cara,
addio all’ombra del corsaro nero,
la battaglia dei fiori, il tuo mistero
che ha attraversato i millenni,
cuore pulsante intemelio di terre

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202 // PORTOFRANCO 14 // Pina Piccolo. Una rosa antifascista per Gramsci, da “I Canti dall’Interregno”

Peripli // Post Scriptum

In occasione dell’appena trascorso 27 aprile, desidero porgere una rosa rossa in omaggio ad Antonio Gramsci, permettendomi di prendere in prestito una poesia di Pina Piccolo, che nel proprio libro ne rilegge il sempre attualissimo concetto di “interregno”, cantandolo e declinandolo oggi, in un mondo consumistico e sempre più condizionato da nuovi “ismi”.

Non mi sembra superfluo, in questi giorni di ricorrenze nazionali parzialmente offuscate e in questi tempi di mutamenti che direi “socio-mediatici”, ricordare Gramsci anche in quanto martire antifascista, per la sua tenacia fulgida, irriducibile, nel concepire una “resistenza culturale” e politica di lunga durata, tema che riprenderò nei prossimi articoli. Una tenacia esemplare e rinfrancante.

A proposito della crisi, «[…] il vecchio sta morendo e il nuovo non può ancora nascere» egli scrisse. Ma oltre la crisi, infine, nascerà. E molte persone consapevoli tenteranno di navigare, mi auguro insieme, attraverso le difficoltà quotidiane della sua concreta costruzione a lungo…

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201 // PORTOFRANCO 13 // Flavio Almerighi. Lampedusa, luglio 2013

Peripli // Post Scriptum

Il contributo di oggi per Portofranco è migrato all’interno della rubrica salpando da un dialogo in forma di commenti a un post sulle fasi di “censura” di Portofranco. Grazie a Flavio Almerighi per questa poesia e per i suoi versi, tanto caustici quanto musicali, caratteristici della sua poetica.
Una poesia nella quale denuncia “satirica”, nel solco della tradizione rivisitata, toni drammatici, ritmi musicali e rilavorazione dell’immaginario si mescolano, facendosi strumento per “dire” la realtà.

(G. Asmundo)

Lampedusa, luglio 2013

Il tango gitano se n’è andato
è morto tentando
di spiegare la democrazia
a un’ingente somma di danaro,
Gesù di Nazareth tutto bianco
ha assegnato premi alla carriera
ai sepolti sbrigativamente in mare,
come se non fosse Katyn
il Canale di Sicilia ma
vasca idromassaggio per donne
levigate già fin troppo
o nell’epica di Moby Dick, posto
per cercare fianchi da infilzare
anziché mare disperato d’inerzie
e lacrime da coccodrillo
sul…

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196 // PORTOFRANCO 11 // Francesca Cannavò. La ballata delle isole girovaghe

Peripli // Post Scriptum

Apriamo la seconda serie di Portofranco tornando ad ascoltare la voce di Francesca Cannavò, la quale con una ballata sonante ci culla in un’erranza d’isole e cuori, rimisura il mondo con la capacità di acciuffarne gli angoli come un fazzoletto che si voglia annodare in fagotto; penso a questa metafora per l’ambivalenza del termine intrusciare, in dialetto siciliano, nell’indicare il medesimo gesto. L’autrice ci conduce per mano al di là dei limiti dell’aridità dei deserti sociali, come come chi sa trattare la durezza del reale grazie all’immanenza delicata e tangibile di canti e sguardi. Una ballata dedicata ai volontari dell’isola di Lesbo, alle braccia che accolgono affanno e pena.

(G. Asmundo)

La ballata delle isole girovaghe

È nel deserto che si trovano mille Isole, proprio lì compaiono a frotte come i fiori notturni che vi sbocciano all’insaputa del sole.

È nel deserto dell’umanità, nel luogo dove essa sparisce, divorata…

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192 // PORTOFRANCO 10 // Alba Gnazi. Senza titolo (e una nota sulla rubrica)

Peripli // Post Scriptum

Quanto accaduto in questi giorni (trovate un resoconto negli ultimi articoli del blog) mi spinge ad alcune riflessioni e sprona a insistere, con rinnovata speranza, su una strada che sempre più mi appare come giusta.

Può ancora la poesia essere in grado di resistere e reagire al logoramento del sentire, grazie alla propria capacità di farsi carico dell’umano?
Può ancora essa tentare le vie di una soluzione catartica delle tensioni dell’intimità e della collettività?
Può ancora la scrittura essere un luogo di mediazione, di scambio relazionale paritario, un luogo di riflessione sui propri limiti, capace di includere l’altro da sé?

Le fulgide voci poetiche che stanno partecipando a questa rubrica credono fermamente di sì. E scelgono di condividere il proprio pensiero in un luogo plurale. Per questo continuerò a ringraziarle e a sostenerle in ogni modo.

Peripli e Portofranco sono un sogno resistente, un dolce lavorio di onde, un invito rivolto a…

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187 // PORTOFRANCO 9 // Cristina Polli. Immagini d’acqua per un approdo all’oltre

Peripli // Post Scriptum

Una limpida scrittura in prosa e poesia di Cristina Polli che, seguendo il filo di metafore e metonimie d’acqua, dipinge narrazioni, luoghi, erranze, capacità dialogiche, decontestualizzazioni e approdi. Grazie a un’autrice che invita costantemente a scrivere «come passaggio del pensiero», per «cercare il senso, perché pensare non ci assoggetta al discorso chiuso e preconfezionato».
(G. Asmundo)

Immagini d’acqua per un approdo all’oltre

Come pietre e ghiaia nel letto di un torrente, il caso, le scelte, la progettualità variano il corso del nostro divenire: tratti in cui l’acqua scorre limpida, a volte calma, altre impetuosa per il contrasto con i massi, altre ancora vorticando in mulinelli che ne trattengono il fluire. Non siamo mai uguali a ciò che eravamo: siamo permeabili al sogno, al ricordo e all’attesa.

Nel fluire della nostro personale racconto, ci capita di bagnarci in acque agitate in cui si rispecchia l’immagine che reca in sé il nostro…

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Chiara Romanini, “Voci di pietra”


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Dal 1° marzo al 31 ottobre 2019 si potrà assistere al MEC – Museo Emozionale di Craco, presso il convento di San Pietro, alla nuova esposizione fotografica di Chiara Romanini, Voci di pietra. La mostra rientra fra le iniziative messe in atto per “Matera capitale europea della cultura 2019”. Tutte le informazioni sul sito ufficiale del Museo, www.cracomuseum.eu.

Felice di essere discretamente accanto a un’amica e a un’artista come Chiara Romanini con la mia nota critica, ma più felice ancora per l’arte di Chiara, una delle più coerenti e poetiche che io conosca, un’esperienza umana e artistica che mi arricchisce e mi entusiasma ogni giorno. Grazie anche a Giovanni Asmundo per aver tradotto i nostri testi.

*

Nota critica di Giorgio Galli

Si produce una singolare reazione chimica quando l’arte di Chiara Romanini incontra la rocca di Craco. Sembra che quel paese, un tempo roccaforte strategica e ora accumulo di case morte, stia lì per incontrare la trasfigurazione della sua fotografia. La poetica di fantasmi della giovane artista persiste in una luce nuova, non intima e crepuscolare come nei suoi lavori precedenti, non tessuta di buio e penombra: una luce meridiana, d’aria aperta e vasti spazi aridi. In questa luce la figura della sposa dal volto nascosto – marchio ossessivo dello stile della fotografa – affiora come da un passato antichissimo, che solo le pietre conoscono. Una figura che parla la stessa lingua delle pietre. Tra resti di palazzi e chiese, scale che attendono qualcuno che le salga, scenari sassosi butterati da un’aspra macchia mediterranea, la donna dal volto nascosto, la bambola, l’abito bianco dal gusto retrò emergono come presenze perturbanti ma familiari, come se di questo canto delle case morte fossero visitatori abituali, apparizioni che la materia stessa ha suscitato. Come segni di un simbolismo indecifrabile, che ha lo stesso fascino delle lingue morte. Come il suono delle lingue morte infatti sale dall’inconscio ma è anche evento esterno, fatto oggettivo. In questo mucchio di foto simile a un mucchio di sassi, conglomerati nevrotici ed elementi del paesaggio condividono la stessa sostanza. Chiara Romanini fotografa il substrato mitico della psiche, il cumulo di detriti nei depositi nell’inconscio collettivo. Al contatto con l’aria di Craco, il massimo dell’intimità e il massimo della spersonalizzazione – i due poli del lavoro dell’artista – combaciano per rovente fusione. Voci di pietra è titolo esatto. Definisce l’asprezza e la pietà dell’opera di Romanini, e la potenzialità musicale che nella sua arte visiva – secondo una linea che discende da de Chirico e Savinio – si crea dai rapporti plastici tra le figure. La macchina fotografica scarcera voci mitiche, e pietosamente le riconsegna al silenzio della materia. Nell’antichità, l’ora dei fantasmi non era come per noi la mezzanotte, ma il mezzogiorno. È nella luce meridiana che apparivano le creature ultramondane. Una tradizione che si è conservata in certe culture contadine, se la mitica taranta mordeva nel primo pomeriggio. In questa scheggia di Basilicata, in questa rocca resa disabitata dalle frane, i fantasmi di Chiara Romanini affiorano come, nell’antichità, i demoni di mezzogiorno.

*

Nota autobiografica di Chiara Romanini

«Sono nata a Parma nel 1973. Dopo un breve periodo a Bologna mi sono trasferita a Pistoia, dove ero giunta per caso e poi sono rimasta per scelta in virtù del tempo a dimensione umana che vi si respira. Fotografa appassionata, per realizzare le foto presenti in questa mostra di Craco ho colto l’ispirazione dalla poesia di René Daumal La pelle del Fantasma ed anche dal mio desiderio di accogliere, attraverso visioni, tutte quelle presenze ormai scomparse che hanno lasciato questo meraviglioso luogo, abbandonato ormai al decadimento e alla commiserazione. Un luogo che non ha retto a quel progresso senza rispetto destinato ormai a un futuro incerto. Presenze ormai dimenticate che aleggiano al crepuscolo come ricordi annebbiati e che si aggirano spezzate da una solitudine senza ritorno. Craco accoglie uno spirito come fosse un fantasma di quello che fu. Questo progetto vuole mostrare, attraverso immagini, in modo quasi surreale, una dimensione in cui le anime passate sono rimaste ancorate fra i sassi con gli abiti a brandelli e i sogni strangolati. Quella forma di ‘sentire’, che ho voluto chiamare LaValse, è ben presente in me, provo sistematicamente a cancellare il mondo esterno e a far emergere tutto il mio cosmo interiore. Le mie fotografie appartengono a un dialogo intimo, non è il corpo a scoprirsi ma i sentimenti; sono una donna che, raccolta nelle sue stanze, rimuove la stoffa dal suo animo.»

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186 // PORTOFRANCO 8 // Angela Greco. Poesia inedita

Peripli // Post Scriptum

Da una Puglia allungata tra due mari, tra Oriente e Occidente, crocevia di migrazioni, da una collina di bianche case mediterranee, giunge oggi la voce di Angela Greco per Portofranco. Grazie all’autrice.
(G. Asmundo)

(Poesia inedita)

«Migrazioni». Appena dopo gli uccelli, il tragitto
di ciascuno verso qualsiasi punto d’arrivo. Dal letto
allo specchio, un maleaccettato piccolo esodo verso
un estraneo, che, dopo la notte, guarda speranzoso
di ritrovarsi.

Da una finestra del mio
soggiorno azzurro vedo il
porto di Taranto, il suo
mare spartano colmo di
decisioni accettate per forza
e occhi lucidi di piccoli
pescatori e allevatori di
mitili; dall’altra parte Bari,
Oriente ed Occidente tra
pietre bianche. Ad ogni
rientro da lavoro, Nicola
porta con sé un po’ delle
persone che ha incontrato al
campo di accoglienza e
bimbi chiamati Hope o
Miracle, lavati con lacrime
e chilometri, uccellini
implumi in un’oasi di breve
serenità. Mio padre era

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183 // PORTOFRANCO 7 // Yves Bergeret. L’etranger à Auxerre – Lo straniero a Auxerre (traduzione di Francesco Marotta)

Peripli // Post Scriptum

Sosteniamo il “porto aperto” di Palermo (città problematica, sì, ma altrettanto straordinaria) e ogni altra lodevole presa di posizione, di queste e delle prossime ore, a favore dei diritti fondamentali della persona e dei diritti costituzionali.

Mentre i porti restano ostinatamente chiusi alle navi umanitarie in emergenza, sentiamo la necessità di aprire il nuovo anno con una scrittura e un’oralità del tutto orientate alla costruzione della “nostra carena comune”: ecco dunque la potente voce di Yves Bergeret, in un suo poema in lingua francese, insieme alla traduzione in lingua italiana di Francesco Marotta, ringraziando sentitamente entrambi. I link alle pubblicazioni originali sono riportati di seguito.

Merci à Yves Bergeret pour son travail infatigable.

(G. Asmundo)

***

L’etranger à Auxerre
Lo straniero a Auxerre

Deuxième poème
Secondo poema

di Yves Bergeret (da Carnet de la langue-espace)

traduzione di Francesco Marotta (da La dimora del tempo sospeso)

Sur trois polyptiques horizontaux…

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181 // PORTOFRANCO 6 // Patrizia Sardisco. Lettera a Ventimiglia (poesia inedita)

Peripli // Post Scriptum

Voce che si leva dal silenzio, voce autentica, grido lieve.
Una poesia indirizzata a Delia, la barista di Ventimiglia che offre solidarietà ai migranti, in un contesto spesso ostile. Quando l’umanità la poesia annullano ogni distanza.
Grazie a Patrizia Sardisco.
(G. Asmundo)

Poesia per Delia – Una lettera a Ventimiglia

Mia sorella che insegni il tarlo ai legni lievi
e a cosa servono le mani degli umani:
Delia non siedi mai per noia
col fiato alla finestra
non fai vapori e nebbia sopra un vetro
e non appanni il grido
l’enigma del finito
nell’infinito ciclo delle erranze: Delia
tu senti il vento e apri
e vedi, Delia
la pace a piedi nudi un uomo e nulla
di te come di lui resta al riparo e i continenti
scaraventati di colpo sul bancone
che tremano coi piedi nella neve: tu li vedi.
E non hai sonno, non tentenni in ipnosi.
Le…

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