Una trama da romanzo

cropped-couverture-brel-brassens-ferre1955. In un bistrot di Parigi il cantautore anarchico Léo Ferré viene avvicinato da un certo Berick Thorsvan, anarchico dal forte accento tedesco, che gli sottopone dei testi sul Chiapas. L’incontro è seguito di nascosto da un uomo col bavero alzato e da un giornalista convinto che Thorsvan sia lo sfuggente scrittore B. Traven. Il giornalista vuole intervistarlo per un libro intitolato Io intervisto. Cerca di parlare con Ferré, ma questi viene fermato da Georges Brassens, che si congratula con lui per i recenti successi e gli presenta Pierre Nicholas, “il miglior contrabbassista di Francia”.

Sopraggiunge Jacques Brel, incazzato nero per le frecciatine di Brassens alle sue prime canzoni. Il cantautore belga quasi mette le mani addosso al collega, ma Ferré ristabilisce la calma e, a fine serata, Brel e Brassens sono diventati grandi amici.

Ad Acapulco, il giornalista va da Thorsvan e gli dice: “Tu sei B. Traven”. Thorsvan gli risponde: “Vaffanculo”, e gli sbatte la porta in faccia. Il giornalista gli si apposta sotto casa. Rivede l’uomo col bavero alzato e si accorge che anche lui sta spiando. Credendolo un collega a caccia di scoop, prova a pedinarlo. L’uomo col bavero alzato sparisce, ma ricompare quella notte nella camera d’albergo del giornalista. Segue parapiglia. Quando torna la calma, l’uomo col bavero alzato racconta di essere un agente americano e di essere convinto che Thorsvan sia un ex nazista. I due fanno irruzione a casa di Thorsvan. Questi per liberarsene dà loro l’indirizzo di un tale che, a Buenos Aires, sarebbe in contatto non con un nazista qualsiasi, ma con Adolf Hitler in persona, sfuggito alla morte e alla cattura e lì da anni sotto falso nome. Il giornalista e l’agente vanno a Buenos Aires e incontrano il contatto. Ma, mentre l’agente intuisce l’imbroglio e torna in Messico, il giornalista intervista un attore travestito da Hitler. Poi, ubriaco e preso dai rimorsi, corre a denunciare il falso Hitler alla prima stazione di polizia, dove gli ridono in faccia e lo mandano via a parolacce. L’agente, tornato ad Acapulco, non trova più traccia di Thorsvan.

1969. Muore a Città del Messico Hal Croves, alter ego del misterioso scrittore B. Traven, il quale a sua volta era l’alter ego di Ret Marut, uno dei protagonisti della Repubblica socialista di Baviera soffocata nel sangue nel 1919. Ricercato dalle polizie di mezza Europa, Marut era vissuto sotto false identità, tra cui quelle di Thorsvan e Traven. Nello stesso anno Jacques Brel si ritira. Lui, Brassens e Ferré si riuniscono per un’intervista collettiva, poi Brel inizia la sua seconda vita, fatta di film, di fughe alle isole Marchesi in barca a vela e in biplano, di sporadici ritorni al canto. Il giornalista segue gli eventi alla radio.

Quattordici anni più tardi, nel 1993, Léo Ferré muore in Italia. Il giornalista, anziano, cerca di intervistare l’ultimo grande amico del cantante, Fabrizio De André, ma il suo approccio è così maldestro che De André lo manda a fare in culo. Guardando una puntata de L’ispettore Derrick, il giornalista crede di riconoscere nell’attore che interpreta Derrick -Horst Tappert- colui che, trentotto anni prima, lo aveva ricevuto travestito da Hitler. Il suo racconto suscita l’ilarità dei colleghi.

Siamo arrivati al 2017. Da tempo in pensione, il vecchissimo giornalista riceve la visita di sua nipote, un’attrice franco-italiana che lavora tra Roma e Parigi. La ragazza ha saputo da un’amica tedesca che Horst Tappert, prima di diventare famoso come Derrick, era stato davvero un nazista, e dopo la guerra era rimasto legato a diversi circoli di ex nazisti anche in Sudamerica. Al telegiornale annunciano che fra i documenti desecretati dalla nuova amministrazione USA ce n’è uno, datato 1955, in cui un agente della CIA riferisce che Hitler è ancora vivo e si trova a Buenos Aires. Il giornalista, sopraffatto da troppe emozioni, spira fra le braccia della nipote.

Cazzo, questa sì che è una trama da romanzo!

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