resta, questo suono labile e amabile
le vie bambine sono viali di luce
e le vie adulte contagocciano l’assenza
-resta, la voce suona e va ascoltata
canto kirghiso che si distende limpido
lungo la linea murmure del Kurkureu
(Giamilja fugge, Giamilja di notte,
Giamilja non vuole seppellirsi nella neve del giorno)
-resta, la voce bianca e roca
di bimba sciccosa capricciosa
(adolescente è già troppo, e com’è difficile
il mondo degli adulti!)
resta, persiste spezzandosi
le vie bambine sono inondate di luce, le vie adulte
contagocciano l’assenza

Netturbino, blues

mark-roko

il gattino schiacciato a bordo strada
animale notturno come me
le bottiglie degli ubriachi che festeggiano
degli ubriachi che bevono
perché non c’è più da festeggiare
l’alba impastata di sonno
il sonno dei porci del mondo

la bava delle emozioni seccate dal buio
l’anima fuori dal baricentro
l’odor di piscio dei morti festosi
che modellano con l’aria la parola “vita”
l’alba impastata di tubo di scarico
e a bordo strada accanto al gattino
dormono i porci del mondo

 

Uno che va

aleksandr_borisov_eclisse_nella_novaja_zemlja_nel_1896_1904

Sparirò. L’attesa è troppo grande
e il tempo sulla terra troppo breve.
Tacerò. Il sonno è benvenuto
la cortina del buio mi ripara.
Verseranno nel cesto fogli inutili,
quaderni mezzi vuoti, frasi monche.
Mi confonderò piano piano col buio,
sarò una macchia fra tante, sarò un rovo.
Sarò cose non dette, silenzi.

Dolce silenzio

Ardono ancora, da qualche parte, i fuochi
della giornata
ardono come sparsi falò
come fiammelle che restano vive
dopo un incendio domato.
Le passioni oramai sono lontane
come questo latrare di cane
lo sciacquone azionato da qualcuno
che s’appresta al sonno,
il dolce suono del vento che si posa
e pare quasi raccogliersi, sotto la vigile luna.
Tersa la notte parla, ti commuove
t’invade l’anima di una gioia malinconica
e tutto, tutto ti sembra lontano.
Lontano: il silenzio ti porta
su di un enorme, misterioso uccello, via di qui,
via… e inebriato ti dai e ti perdi,
affidi giovani speranze al Sogno potente,
poi guardi questa stanza senza vita
e torni qui, qui, col tuo dolore.
O silenzio soave, dolce incanto
dove le voci non parlano più,
e ti lasci confondere col Tutto,
e sei luna se guardi la luna,
e sei pianto se senti singhiozzare…
Sarà questo, per noi, l’unico modo
di ritornare ad essere del mondo?

Gatta

Seduta sull’orrore della terra
sta la mia gatta

Ha odore di foresta
la mia casa è un bosco
dove fa le sue cacce di bimba

Non chiede che una ciotola e carezze
per vibrarmi un sorriso di fusa
la sua voce è un fado
che canta il giorno in cui l’ho trovata dietro la spazzatura

Quando mia moglie non si sente bene
lei se ne accorge per prima
si posa sul letto e la guarda
la veglia
finché non torno
solo allora scende e va a mangiare

Nessuna musica c’è sulla terra
serena come il suo masticare
non esiste un odore più puro
di quello suo di foresta
né un corpo più caldo
di quello che lei mi strofina
né anima più indifesa
di quella che mi mette in mano, con la sua testolina

Se è felice gioca
se mi cerca chiama
e se vuole star sola mi allontana
non conosce convenienza
non conosce dare e avere

Tutte le danze di tutto l’Oriente
sono nel suo corpo di gatta
cucciola del mondo, orfana odalisca
sottratta all’orrore della terra

Au revoir!

“Come ti senti, amico?”, mi domandano.
Mi sento
come un frutto acerbo
come un guscio di mandorla
troppo duro da rompere.
Guardo in fondo
verso la strada che non conosco.
Quella vecchia mi è tediosa.
Solo il nuovo m’attrae
tutto il resto è un vestito che mi va troppo largo.
Vi saluto, anni d’oro
voglio vestiti stretti
voglio una contrada senza madri
voglio che il mio paese mi dimentichi
o che sprofondi.
Io
voglio le strade dove voi non siete stati.

Inganno

Se la morte ci avesse violentati
non si sarebbe vestita da morte:
sarebbe stata come un’avventura,
una notte d’amplesso senz’amore.
Si sarebbe vestita da cicogna,
avrebbe fatto un sorriso, offerto
cibi pregiati impregnati d’arsenico:
non ci sarebbe parsa una vendetta,
saremmo entrati nel sonno convinti
che il gorgo fosse un arido piacere.

Farewell

La sera durerà ancora.
Allegrezza lungo le strade
e desolazione nel cuore.
Nemmeno l’arabesco di un buon vino.

Dove sei, amica cara?
Avvicinandoti troppo ti ho persa.
Ottobre sta per finire
ma l’autunno durerà ancora.

Dov’è finita mia madre?
È rimasta sul fondo della sera.
Mi fisseranno gli occhi della morte
ma la vita durerà ancora.

Non fissare i miei occhi, mia amica
i miei occhi già coperti di fiori
va’ per la tua strada piena d’ortiche
e lascia che l’amore duri ancora.