Christian Tito (1975–2018), poeta, uomo buono

christian

Oggi diciassette febbraio dell’anno duemilaquindici
la terra ruota sotto le nostre suole
e mentre gira e tutti noi giriamo
sento il battito del mio secondo figlio

perso dentro quel ritmo penso al mio amico
ha un tumore al di sotto del cranio

perso
penso
prego che tra non molto
mani di uomini esperti,
ma spero anche buoni,
estraggano la vita dal ventre di mia moglie
e la morte dal cervello del mio amico

lui di figli ne ha già due
e i padri buoni sono pochi.

*

Costretto a cercare la bellezza
nei più oscuri anfratti
ringraziare di essere vivo
uomo in vita a caccia di tutti i segreti nascosti
il più bello dei giochi è scovarli tutti
e perderli un passo dopo

io vorrei farvi ascoltare la voce del gatto
farvi vedere le cose di questo mondo
mettervi in casa un ospite inatteso
vorrei dirvi della mia amica Angela
angelo volato via
del mio fratello gay
che quando mi ha detto di esserlo
era più rosso del fuoco
“tranquillo amico mio:
tu sei gay
e io sono poeta
certe cose in certi ambienti è meglio tacerle
e di certo
tra le due
la più scandalosa è la poesia.”

*

Ti daranno infinite occasioni per piegarti
e tu non ti piegare,
basterà uno sguardo a certe facce
per sentire minacciata la tua fede,
ma tu credi, credi sempre figlio mio,
e non credere che ogni credo poi non muti,
ma dentro quel mutare qualcosa si conserva:
quel passarci dentro agli occhi un po’ di luce,
quel dirti a bassa voce solamente che ci siamo,
che per te volevamo solo esserci
e, miracolosamente,
nel miracolo della tua vita,
per un po’
ci siamo stati.

*

Così chiedo agli avi i futuri codici
per attraversarla senza perdere niente questa nostra vita
per mettere in mio figlio e in tutti i figli
una traccia di senso possibile, un amore, una passione
per non perdermi pur perdendo continuamente
poiché la vittoria appare chiara e vacua in questo mondo
e a noi piace la piena ombra
poesia come massimo grado della sconfitta
poesia come massima distanza dalla resa
camminare a piccoli passi, ma camminare
dire poche parole, ma dirle
perché noi crediamo nella parola
e forse più in quella data
prima ancora che scritta.

*

Meglio saperla
tutta la forza,
tutta la fragilità
se vuoi che si plasmi in forma d’uomo il tuo viso.
Allora nella notte non perderti d’animo,
nel chiarore resta sempre vigile.
C’è un fuoco da portare,
da passarci di mano,
da restituire alla terra.

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Emilia Barbato. inediti

“Su questa terra anche essere stati
il nome di qualcuno è un’ambizione.”

Versi come questi, scavati in una desolazione quasi urlata, sono fatti della stessa materia del silenzio. Emilia Barbato d’altronde è autrice di una raccolta che porta un titolo di una desolazione abbagliante: Memoriali bianchi.

perìgeion

emilia barbato

DELLA DISPERSIONE

un oceano lattescente di silenzio
svanisce i crinali autunnali
e la memoria di Dio
sospesa sul mare, qui
nessuno ti verrà a cercare,
solo un affollamento di paure,
un’eco dal fondovalle che impegna
mulattiera e rocce.

*

quando guardi il giorno
e la luce strilla la moltitudine
del mondo le pupille implorano
misericordia ai nomi
e un’intercessione per la pluralità
delle cose, così chiami fiordaliso
lo smarrimento della parola cielo
che ti sovrasta.

*

ti assicuri a un punto fisso, guardi
in alto con occhi ciechi dimenticando
le traiettorie fulminee d’utenza, se fossi
invisibile non farebbe differenza, se urlassi
non saresti che un acuto breve,
di un tunnel lo stridio, il femmineo odore
di ferro, così nutri l’esigenza poetica
di fermarti, percepirti in un lento fiato circolare.

*

lascia che tu sia granello
e bulbo in cui fluire,
che lungo il collo possano
incendiarsi lunghe scie,
sii ancora…

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letture amArgine: quattro poesie di Maria Allo

Una poesia sregolata e sacrale, immune da qualsiasi “bellezza” fine a se stessa e tutta dentro un fraseggio interiore che trova sostegno e conforto nella concretezza delle immagini.

almerighi

C’è nella poesia di Maria Allo molto suono, clangore di sensi e significati. Ognuno di questi porta a un luogo indefinito ma esistente, dentro l’autrice stessa. La sua Poesia, sì scriviamolo con la P maiuscola, è un mezzo per creare modi e strade per raggiungere questo luogo, così vicino e così lontano. Tutta la ricerca poetica di questa bravissima autrice, a mio modesto avviso, è la ricerca di quella persona con cui convive da sempre e che, da sempre, sta cercando di raggiungere. C’è molta bellezza in tutta questa determinazione. (Flavio Almerighi)

E’ accaduto.
Eri il confine furioso in volo
sulle fiamme dei miei seni
a tratti un colpo di luce pronto ad accecarmi.
Ora cigoli come pioggia di versi
sulla roccia incandescente
io doppia cenere di lava
come limo di bacche
nuda su pentagrammi in cerchio
cerco le parole per dirlo.
Il resto lo fa il temporale di Aprile

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Emilia Barbato, poesie inedite

Una voce urgente e saggia.

Un Posto di vacanza

barbato_02 Emilia Barbato

prestami i tuoi occhi, gli disse,
dammi una geometria simmetrica
e molto complessa in cui specchiarmi,
consegnami questo senso perché possa
piantarmi nelle cavità i tuoi bulbi, è un tempo
cattivo questo precipitare, un esercizio
del cielo nella sua mai stagione
esatta, non è ancora inverno,
solo la levità apparente della neve
che cade pestando ogni foglia col suo rigore
bianco, non mosse un dito, gli chiese
esclusivamente di accenderle due lune

*

ma poi cosa ti sopravvive
se la parola è un simulacro
e le ortiche affollano
la cavità dove tace
la raffigurazione della tua divinità,
quella venere mutilata dove
crescevano le rose e le mani
volte a svestire della polvere
marmoree rotondità, le tue
due piccole lune crescenti,
l’impressione delle loro orbite
nei miei occhi,
cosa ti sopravvive in questi giorni
di pietra dove anche la quiete
di un ragno è rotta dal clamore
del mondo…

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Una melodia di Ilaria Seclì

Scrive Antonio Devicienti: “Una cantilena che mi sembra discendere fino alle nostre perdute radici di umani in simbiosi con i cicli delle stagioni; emozione pura, luce commovente questo testo novembrino”. Con la sua lontananza avvolgente, con la sua luce corpuscolare, questa melopea è una delle più lievi e più penetranti creature di quella creatura che è Ilaria Seclì, poetessa fino alle radici delle sue radici.

le ragioni dell'acqua

Il borgo il globo l’astro il cerchio

irradia ignoto lontano estinto

fin qui pulviscoli oro mercuriali danze

villaggio dei villaggi girotondo

fin qui pomeriggi bianchi senza desiderio

novembre che respingi l’elettrico del mondo

affondi dita calde tra gli ulivi

fino a stanze vittoriane velluti rossi

verde salvia per il buono che rimane

vita che respiri il necessario

mano che ti allunghi e porgi

mano che ricevi e custodisci

occhio che occhio trova

dice confida ama

gazza che atterra e poi risale

per la luce inaugurale

l’avvento senza eventi

aurora che ignori mezzogiorno

per Santa Caterina d’Alessandria

per i cingoli che aspergono silenzi

tagliano l’aria rigano un registro                     

per grazia di un decoro trasparente

la donna curva fa tornare i conti

tra gli appena vivi e i non più presenti

l’aria buona nessun suono s’inimica

l’aria buona che il globo ha…

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Maria Grazia Di Biagio, inediti

Condivido dagli amici di Perìgeion queste poesie da scoiattolo, di una giovane poetessa che intreccia parole consuete come intrecciasse braccialetti, e che con esse ci regala aperture metafisiche…

perìgeion

MG Di Biagio foto

 

CON L’OCCHIALE IN PUNTA DI NASO

Quando si rivoltano le zolle al campo

è un luccicare di pepite brune

Vero è che le ombre a ridosso

del solstizio si allungano più in fretta.

L’età dell’oro ha vita breve.

Pure vero che un autunno così estivo

non lo si vedeva da decenni

Ho le carte in regola per dirlo

– quasi un vezzo –

con l’occhiale in punta di naso.

*

Nell’incavo deserto di un nido, si avverte

il vuoto reso da una galassia in fuga

Lo smarrimento che assale l’astronomo

all’ipotesi di un oltre che non vede.

Il vuoto sta ancorato all’y del ramo

per altre cove e schiuse, altre partenze

Verso il limite che acceca il telescopio

l’universo è più stellato – intero.

*

Le mancanze si addensano

sui fili delle rondini

come per un’attesa –

fumano il narghilè col tempo

discorrendo del meno che pesa

nella fissità…

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Terre Nude 3′ classificato al Premio Letterario Nazionale SCRIVEREDONNA

Sono un novizio del lavoro di Rossella Pompeo, e quindi ciò che scrivo non ha che il valore di un saluto rivolto a una persona durante un primo incontro.
I versi e le prose pubblicati sul blog Il Grandangolo sono come parti di un rituale: un rituale cosmopolita e cosmico, innodia-trenodia scritta in più lingue, che evoca frantumi di mondi diversi ricreando un “mondo a sprazzi”, ipersensibile e impazzito. L’energia che anima queste visioni esplode oltre le parole: le parole non ce la fanno a stare dietro al fuoco della visione, all’intensità della musica -quasi che l’autrice venisse presa da un’improvvisa afasia, da uno sbigottimento di fronte allo scarto fra la propria forza immaginativa e le parole. Di qui una lotta furibonda con le parole, una lotta che l’autrice mette in mostra evidenziandone le dissonanze, chiamando a sé le altre lingue perché la aiutino a ricomporre il canto. Il plurilinguismo non si dà solo nello scrivere componimenti in più lingue, e nemmeno negl’improvvisi inserti d’altre lingue dentro componimenti in italiano: ma si manifesta anche nel trascolorare da un registro stilistico all’altro – come nel dialogo Anna Leda, che accoglie lacerti di dialetto e di linguaggio giovanile; o nella favola in versi Lo scarabeo, dove il linguaggio infantile viene adottato con una specie d’esasperata adesione. Il plurilinguismo si spinge fino al parlar la lingua d’altri, fino all’ecolalia. Ciò fa del Grandangolo qualcosa di diverso da un blog: ne fa uno spazio, un microcosmo la cui spigolosa armonia è fatta di dissonanze. Questo spazio vive una vita limbica fra il mentale e il sensuale, ma contiene anche un punto di vista duro e preciso sulla realtà sociale: è una mistica calata nel corpo sociale. Ad animarla è una scrittura profondamente femminile, tormentata, visionaria, eppure selvaggiamente realista. Di questa scrittura, il poemetto Terre nude sembra il momento generatore, la scaturigine di una forza notturna e vitale, il ritrovamento di un fuoco antico che finalmente riconcilia nel suo slancio musica e parola, e finalmente riconcilia, bruciandole, l’autrice e le sue parole.
Solo un mio punto di vista, un saluto da primo incontro, che spero non dispiaccia l’autrice e che permetta di scendere più in profondità in questo mondo in cui comunque vi invito a discendere.

To Be By Your Side di Rossella Pompeo

Acquerello 2007 Rossella Pompeo Acquerello 2007 Rossella Pompeo

Il mio poemetto inedito: “Terre Nude” si classifica al terzo posto del “Premio Letterario Nazionale SCRIVEREDONNAXXI– anno 2013”.

http://www.viverepescara.it/index.php?page=articolo&articolo_id=442254

La giuria è composta da Maria Luisa Spaziani (Presidente), Marcia Theophilo (Poetessa e Operatrice culturale), – entrambe candidate al Nobel per la letteratura -, Anna Maria Giancarli (Poetessa e Operatrice culturale) e Nicoletta Di Gregorio (Poetessa e Vice presidente Fondazione Pescarabruzzo).

La cerimonia pubblica di premiazione si terrà presso la “Sala Figlia di Iorio” della Provincia di Pescara, in Piazza Italia 3 a Pescara Venerdì 13 Dicembre 2013 alle ore 17.00

Il Premio, che gode del sostegno della Fondazione Pescarabruzzo e dei patrocini della Provincia di Pescara e del Comune di Pescara – Assessorato alla Cultura, è stato istituito dalle Edizioni Tracce con l’intento di incoraggiare, promuovere e valorizzare la creatività femminile.
La finalità è proprio quella di esaltare la scrittura delle…

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Antonella Anedda a “Notti d’autore”: testimonianza di poesia e civiltà

antonella anedda

 (Su Poesia, di Luigia Sorrentino del 31 gennaio 2013)

Non solo, nel suo selvaggio rigore, Antonella Anedda nega qualsiasi ruolo alla poesia; non solo rifiuta qualsiasi abbinamento fra successo e poesia; ma rifiuta anche alla propria poesia qualsiasi potere sul prossimo, e dice che i suoi versi “non salvano nessuno e non gettano nessuno nel delirio”. Al massimo sono “una raccolta di scarti”, cui il lavoro poetico dona unità e dignità. La sontuosa durezza dei suoi versi non sembra nemmeno italiana: mi fa pensare alla cultura spagnola e alla sua capacità d’essere ricca senza spreco. Dov’è che vedrei bene una figura come la sua? In un Paese dell’Est. In Portogallo. In America Latina. In una cultura dove il contatto col dolore sia così privo di mediazioni da riuscire esaltante.
Con la sua poesia, Anedda vuol testimoniare il tentativo di ricucire degli strappi, ma senza provarsi lei stessa nel tentativo di ricucirli. Alla sua opera attribiusce solo questo valore testimoniale, che porta il conforto della bellezza non solo alla cosa strappata, ma proprio alla faglia, al punto di sconnessura da cui lei guarda e di cui ha fatto una professione di fede.

Intervista completa su Poesia, di Luigia Sorrentino