La tristezza

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La tristezza è una mela verde
è il quaderno di cartone rilegato, appoggiato sulla tavola
senza sapere che scriverci dentro
è la borsa di tela in cui non sai cosa infilare.
È una giornata da malato
nella tua stanza diventata un letto d’ospedale.
La tristezza è calcare queste strade senza una ragione
leggere un libro di cui non t’importa niente
è stare seduto ad aspettare, aspettare, aspettare
stare seduto davanti allo schermo di un computer
a constatare che nessuna mail arriva.
La tristezza è inondata di sole
t’avvolge tutt’intorno quando in città s’affaccia primavera
e ti rode fra i pensieri di una notte senza profumi.
La tristezza è dolce come una bambina
ambigua come la fortuna
alle volte ti è cara, poi d’un tratto
ti ha piantato radici nel cuore
la tristezza è un’erbaccia
è la gramigna che non si sradica mai
è l’edera fedele e stramaledetta
è la tua migliore amica.
La tristezza è il fantasma di un amico morto
il suo teschio in cui è scomparsa l’amicizia
è una sinfonia di Mahler
il bruciore di Majakovsky
la tristezza.

Au revoir!

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“Come ti senti, amico?”, mi domandano.
Mi sento
come un frutto acerbo
come un guscio di mandorla
troppo duro da rompere.
Guardo in fondo
verso la strada che non conosco
-quella vecchia mi è tediosa.
Solo il nuovo mi attrae
tutto il resto è un vestito che mi va troppo largo.
Vi saluto, anni d’oro
voglio vestiti stretti
voglio una contrada senza madri
voglio che il mio paese mi dimentichi
o che sprofondi.
Io
voglio le strade dove voi non siete stati.

La bellezza

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S’allontanavano Eva ed Adamo,
le porte dell’Eden alle loro spalle
s’erano richiuse,
ma dappertutto li seguiva il profumo
di quelle erbe impreziosite dalla pioggia,
l’odore della felicità ignara,
troppo perfetta perché potessero non incrinarla.
Forse non era stata colpa loro:
la Bellezza s’era raccolta in sé, a protezione di se stessa.
Era troppo paurosa,
troppo fragile per vivere:
e avviluppata nelle sue nevrosi li aveva cacciati,
dando loro un rimorso perché non tornassero più.
Pure, chiusa nella sua sfera di troppa solitudine,
ella ne aveva incrinato il vetro
e li tormentava, a volte, colla sua voce,
pronta a ritrarsi, per paura, se rispondevano.
Forse la porta dell’Eden non s’era mai chiusa del tutto,
forse era rimasta accostata in attesa che tornassero
e lasciava trapelare quel profumo:
ma, trattenuti dal loro rimorso,
Eva ed Adamo non tornarono più.

Incompiutezza

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Vorrei capire perché, alla mattina,
aprendo gli occhi da un sogno che scompare
rivengo al mondo e ho addosso tutto il peso
del giorno che si profila.

Nel mio spazio non vedo un viso amico
nessun’uscita che riporti all’aria aperta
ma la tristezza con me si trastulla
m’immobilizza il pensiero degli errori.

Poi il giorno prende il volo e forse va
come una rondine allegra e stridula gridando.
Ma quando viene l’ora di dormire
tramonta il sole in un mare d’incertezza.

Tramonto

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Scende il sole, alla sera, fra i ghiacci,
per rifugiarsi dietro le montagne:
è una grande palla di fuoco,
densa, che getta i suoi ultimi raggi
sul mare gelido, mosso, tanto scuro,
dov’è finita la tempesta, ma la calma
deve ancora arrivare del tutto.
Lievi qui soffiano tutto il giorno i venti,
ma entro la bolla che racchiude anche le stelle
spargon tristezza i colori del tramonto,
che si diffondono lenti, come gas,
o come miele disciolto, che cola.
E il tramonto, quaggiù, dura per mesi.
Eppure fuori, oltre la superficie
della bolla che imprigiona anche le stelle,
tutti quanti stiamo andando ad una festa
che si celebrerà sotto altre stelle.
Il mondo lassù è caldo e colorato,
e quale dei due è vero, non si sa.

Epitaffio

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Aspro è il mio verso, amara spesso l’anima.
Se un giocoliere vi sembro, guardate bene,
guardate il graffio nella mia allegria,
il pugno che vi colpisce
nell’apparente mia dolce ironia.
La mia dolcezza è dolcezza tradita,
il mio candore candore ferito,
la mia innocenza è violata e manomessa.
E tanto più vi sputo in faccia il mio candore, quanto più
voi dalle spalle o davanti lo colpite.
Ho costruito coi versi un castello
e vi ho rinchiuso l’anima nera.
Poi s’inabissi il castello, e si disperdano
sulle rive del mare i miei veleni.