"Senza il peso della terra" di Marco Ercolani

9788866831280_0_0_626_75

Di casi psichiatrici che diventano materia di narrativa è pieno il mondo. Se quella di Marco Ercolani in Senza il peso della terra (Gattomerlino/Superstripes, 2020) non è l’ennesima variazione sul tema, è per la coerenza interna dell’opera: tutti i “pazzi” protagonisti degli otto racconti cercano un ordine nella confusione del reale: un ordine mancando il quale essi impazziscono. Si direbbe che un bisogno artistico presieda alla loro visione del mondo: un bisogno che essi non sanno trasformare in opera. Di qui l’angustia di un orizzonte chiuso, che non conosce la liberazione, che non contempla la catarsi.

Nel precedente saggio Galassie parallele (Il Canneto, 2019), Ercolani aveva delineato la differenza fra “l’arte dei pazzi” e quella generalmente intesa. Tale differenza sembra consistere in questo: l’artista non psicotico ha in tasca un biglietto di ritorno. Si spinge fino a territori vicini a quelli della psicosi, sconfina anche in quelli della psicosi, ma poi torna indietro e lavora alla sua opera a posteriori, come Dante di ritorno dal suo viaggio ultraterreno. L’artista folle non ha un biglietto di ritorno. Il suo intero essere, e quindi la sua intera creazione, sono dominati dal meccanismo psicotico. E lo psicotico ha come primo bisogno quello di legittimarsi, di essere creduto, di difendere il suo delirio. Quindi la sua creazione è prima di tutto difesa del suo punto di vista, che egli considera realtà, che egli dimostra, limitando con ciò la polisemia tipica dell’arte dei sani. I protagonisti di questi otto racconti difendono il loro punto di vista con ostinazione, anche quando sanno che è un punto di vista distorto. Antepongono il loro bisogno di un ordine a qualsiasi realtà, e non desiderano guarire. Sono colti, acuti, lucidi, ma folli, e la loro acutezza, cultura, lucidità agiscono entro l’orizzonte ristretto della follia.

Il primo e l’ultimo racconto sono rappresentativi: completamente risolto in invenzione narrativa il primo, più speculativo l’ultimo, essi mettono in scena creature dotate di straordinaria sensibilità, entrambe profondamente impegnate a difendere la loro visione del mondo. Il protagonista del primo vive un bombardamento sensoriale nel quale è difficile orientarsi, e riesce a trovare un’armonia solo nell’ascolto della musica; quello dell’ultimo riflette sul fenomeno della creazione fino a teorizzarne l’autoannullamento -ed è singolare che, in questo passaggio, Ercolani evochi una figura già evocata in Galassie parallele: quella del jazzista John Coltrane, che volle spingersi ai limiti estremi del fenomeno musicale e del suono. Ercolani continua con altri mezzi il discorso iniziato in Galassie parallele e riesce soprattutto laddove risolve il pensiero in visione narrativa. Benché sia impossibile non provare affetto per entrambi, il protagonista del primo racconto è più indimenticabile di quello dell’ultimo. Ma l’ultimo racconto costituisce un passo tipico di Ercolani: la giustificazione dell’opera interna all’opera stessa. L’avevamo trovata più volte nelle sue opere apocrife, la ritroviamo qui. Ma non ci sorprende: scrivere queste storie di folli non dev’essere stato, per lui, troppo diverso dallo scrivere racconti apocrifi: anche questa è un’opera di riscrittura, di riscrittura da parte di uno scrittore-psichiatra sano del punto di vista dei folli. Come l’apocrifo ercolaniano è atto di giustizia postuma, perché dona una vita alternativa a figure la cui vicenda terrena è stata già scritta, così anche questi racconti sono atti di giustizia e di pietà: danno una voce a chi non sa usare correttamente la propria, danno forma a quell’opera che i folli non riescono a scrivere da soli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...