Il testamento di Jirō Taniguchi

forestamillenaria-taniguchi

Jirō Taniguchi è morto. Ha lasciato il mondo a febbraio 2017. Ma per fortuna non se ne è andato a mani vuote. La foresta millenaria è solo un frammento della graphic novel a cui stava lavorando. Ma è un frammento incantevole.

Non cerchiamo, nelle sue quaranta pagine, una trama. Cerchiamovi piuttosto un’atmosfera. Tutto il racconto è nello sguardo di Wataru, il bambino protagonista. Ha scritto Vittorio Giardino, curatore dell’edizione italiana: “Attraverso il suo sguardo scopriamo il fascino misterioso della foresta, fascino avvolgente ma non rassicurante, perché c’è pure un aspetto inquietante nella natura”. Il fascino di queste tavole è nel rapporto tra lo sguardo trasparente del bambino e la natura. Un impatto immediato e innocente, terrorizzante, stupefacente. Non ci sono cose eccezionali. Un bambino, una famiglia, dei ragazzi, dei giochi. Tutte cose ordinarie. Ma trasfigurate dal panteismo perturbante e pacificato di Taniguchi. Un panteismo moderno moderno i cui contorni sono fissati dal tratto chiarissimo, ma vibratile e ipersensibile del disegnatore. La partenza del bambino e il suo impatto con la famiglia si colorano di implicazioni catastrofiche; le scene in famiglia sono un’elegia piena di terremoti emotivi sottotraccia. I bambini sono come spiritelli. E la natura è la natura potente e indifferente di un Leopardi, guardata con la rassegnata contemplatività di un orientale. Taniguchi trascolora continuamente dalla percezione panica e sovrannaturale alla vita ordinaria: basta che Wataru cada dall’albero e i compagni di giochi si preoccupino per lui, che subito riconosciamo in loro dei bambini comuni, e l’albero smette di essere un fossile per riacquistare l’aspetto dell’albero su cui tutti ci siamo arrampicati. Ma è vero anche il contrario: per quanto un oggetto sia familiare, non è mai del tutto rassicurante: sembra sempre che possa trasformarsi nel suo Doppio perturbante ogni momento.

Scrive ancora Vittorio Giardino: “Riconosco nei disegni di Jirō Taniguchi qualcosa che vedo ogni giorno, come il balenare improvviso nel verde cupo della foresta di un ammasso di rocce chiare”. Egli quindi riconosce l’ordinario nello straordinario e viceversa. In ogni sua graphic novel il mondo guardato e disegnato diventa insieme misterioso e lineare. Conosciamo la famosa definizione di Calvino: poeta è chi trova l’oceano in un bicchiere. Taniguchi trova anche il bicchiere nell’oceano: l’uno si capovolge nell’altro.

Purtroppo, non abbiamo la seconda parte del fumetto. Possiamo intuirla nelle tavole preparatorie che Giardino ha pubblicato in appendice. Ma La foresta millenaria funziona anche così. Come un tronco che appare e s’inabissa. Ci introduce ai suoi misteri e poi ci lascia. Ci indica qualcosa: la strada, poi, dobbiamo trovarla da soli. E’ il nuovo Oriente di Jirō Taniguchi, sprofondato nella tradizione e proiettato nel futuro. Un’alba vista al tramonto di un’esistenza

(Jirō Taniguchi, La foresta millenaria, prefazione e cura di Vittorio Giardino, Oblomov, 2018)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...