Nikisch, per la madosca!

Arthur-Nikisch-2-«Se devo scegliere qualcuno, che sia Nikisch! Se avevi suonato con lui, tutti gli altri direttori erano fiacchi. Per la madosca! Arthur Nikisch, l’uomo più gentile che si potesse incontrare. Credo non abbia mai alzato la voce. Non ne aveva bisogno. Lui diceva: siete stati bravissimi, splendidi: solo, vi chiederei di cambiare questa piccola cosa… e questa… e quest’altra… Suonate come sentite!, diceva, ma alla fine suonavamo come diceva lui! Diavolo di un uomo, senza niente di diabolico. Otteneva sempre tutto quello che voleva. Il gesto in lui era poca cosa: usava poco le braccia. Usava gli occhi! Il momento che precede l’attacco, chi l’ha vissuto con Nikisch sa cosa vuol dire carisma. Era calmo, ma la musica che gli usciva era peggio che fuoco! Ci guardava tutti, uno per uno. Non dava l’attacco, lui ci persuadeva ad attaccare. Usava gli occhi! Erano sguardi d’intesa: “Ci siamo capiti, è una cosa che sappiamo solo noi due”. Guardava così tutti. Era tutto nelle tue mani, credevi, ti faceva sentire… indispensabile! Ogni orchestra con cui iniziava, diceva “E’ un onore lavorare con voi,  la migliore orchestra del mondo.” Ma lo diceva a tutte le orchestre… E chiamava tutti per nome. Gli altri direttori ti dicono: oboe fai così, violini fate così… Lui diceva: Signor Spiegelmann, può fare questa cosa per me? E noi ci sentivamo assoggettati. Perché, ci chiedevamo, dove diavolo ha trovato il tempo per imparare tutti i nomi e associarli a tutte le facce? Penso che fosse il suo metodo, che lui si preparasse sui nostri nomi come si preparava sulla partitura. Ma dal vivo sembrava una stregoneria. Non oso immaginare cosa fosse, per una donna, essere amata da lui. Sentirsi insostituibile e al tempo stesso essere in suo potere. Questo era stare con lui. Un musicista come quello non si dimentica. Uno che ti possiede l’anima. Mahler, Toscanini erano grandissimi, ma lui era più grande! Lui aveva quella dote di convincerti che la sua visione era l’unica possibile, la definitiva! E mi dispiace che abbia inciso, i grammofoni allora non erano in grado di catturare tutto il suono, tutto il carisma dell’interpretazione… E’ stato il musicista più espressivo. Ma adesso i giovani sentiranno le sue incisioni e le confronteranno con quelle di altri direttori e diranno: questo è meglio, questo è peggio… Ma non sapranno com’era! Non sono stupidi, capiscono che quelle registrazioni al grammofono non rendono l’idea… Ma non hanno altro mezzo per farsene un’idea! Di Mahler non resta nulla, non ha mai registrato, e ci si deve basare sugli elogi che gli hanno fatto. Mahler era egoista, non si abbassava a registrare al grammofono. Nikisch è stato generoso, ha voluto lasciare qualcosa di sé ed è rimasto fregato, perché ci si è sepolto nel grammofono, mentre il nome di Mahler vive nell’immaginazione di tutti quei suoni possibili che mai nessuno ha udito… Questa è la verità, per la madosca! In arte l’altruismo non paga.»

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