La biblioteca scomparsa

rothko

Aveva più ricordi là dentro che ovunque nel mondo e in sé. In ogni libro la traccia di un periodo, un momento o una svolta della sua maturazione. Ogni tipo di carta aveva l’odore di una fase della vita, dall’accidioso bighellonare dell’università ai primi cozzi contro il mondo del lavoro. C’erano libri che ormai aveva digerito e gli scorrevano nelle vene; ed altri che gli avevano lasciato nel cuore soltanto un’impronta sonora. C’erano Mandel’stam, Heaney -già, Heaney: lui ora dice di sentirsi come L’isola che scompareC’erano i dischi, carichi di storia più dei libri. Sui dischi di Toscanini aveva imparato a sposare passione e rigore. C’era la musica inglese dal tardo Rinascimento a Vaughan Williams. La scomparsa di Prokof’ev bruciava come una spina. I Tre pezzi per clarinetto di Stravinsky erano i suoni più misteriosi che mai avesse udito … tutti ora sono scomparsi nella biblioteca scomparsa.

Un libro su Mahler portava le stimmate di un’estate listata a lutto da una delusione d’amore. Sui Testamenti traditi di Kundera aveva compreso la musica del Novecento. Ma anche i libri sulla musica ora sono scomparsi nella biblioteca scomparsa.

Dov’è finita la biblioteca scomparsa? Un po’ qua e un po’ là. Nelle case di tanta gente.

I conti non tornavano più. Cominciarono con gli ori del battesimo e le collanine della prima comunione. Poi fu il turno di vecchi oggetti di casa: anche il vecchio giradischi del nonno. Per un po’ riuscì a cavarsela facendo il portiere di notte; poi niente. E, un po’ alla volta, anche la biblioteca diventò la biblioteca scomparsa.

Staccavano la luce, ogni sera tornava a casa con una nuova lista d’insuccessi. Sua moglie faceva finta di non cadere in depressione, ma ci stava cadendo. Gli scalatori, quando il compagno di cordata sta cadendo e li trascina giù, devono tagliargli la corda. Sua moglie decise di tagliargli la corda.

E così gli non rimane più nulla, la biblioteca è scomparsa, i legami per cui la biblioteca era scomparsa sono scomparsi a loro volta. Gode la leggerezza di chi non ha più nulla. Si trastulla con le parole di questa storia e si ricorda di un libro della biblioteca scomparsa che parlava di un certo Franz Tunda: “Inutile come lui non c’era nessuno al mondo… viveva dell’odore di marcio e si nutriva di muffa, respirava la polvere delle case cadenti e ascoltava rapito il canto dei tarli”.

 

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