“Trobar leu” di Simone Giorgino

perìgeion

trobar_leu

di Marco Ercolani

«Fra le pagine ingiallite di un quaderno
ritorni a me che spero, dopo tanto,
di seccare l’inchiostro delle lettere.
E quando soffio su quei fogli invano
il mio respiro non asciuga niente anzi disperde
le macchie dappertutto sulla parte
di sotto della mano e sparge timbri
digitali: corpi di niente corpi
di reato»

Nella breve premessa al suo Trobar leu (che in occitanico significa “cantare in modo lieve”) Simone Giorgino avverte: «Non c’è leggerezza nelle poesie che seguono, semmai volatilità (angeli, pulviscoli, celicole). Volatile è anche la scrittura, che non è un precipitato di una mia esperienza delle cose, ma un precipitare – o meglio un vorticare: non c’è alto e basso in questa ‘mappa’ – dietro alcuni indizi di senso». E aggiunge: «La poesia non è mai sufficiente alla vita. Per questo m’interessano i progetti che non pretendono di fissarle, l’una o l’altra, in una forma…

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