“8 gennaio XVI”, di Ilaria Seclì

“Qualcuno ha immaginato un finale anche per chi non c’era”. C’è più crudeltà nello sguardo di un neonato, più magia nello sguardo di un disabile, più attesa del miracolo in un profugo che ha perso tutto. Qualcuno ha immaginato il suo finale per quelli che non c’erano. Come dice Francesco Marotta, “la poesia è una forma di resistenza”. Più eroica ancora quanto più è lieve.

le ragioni dell'acqua

Anche stando sulla soglia non si vede nulla.
Il clown è in fondo alla sala scura.
Anche stando in punta di piedi non si vede. C’è Otto al centro della soglia, lui è alto. Tutti ridono ridono, arrivano musiche di Francia e Vienna, fisarmoniche e carillon.
Il teatrino è pieno, qualcuno allunga gli occhi li spinge, cerca di superare gli altri corpi ma non ce la fa. Chi è dentro ride, ride e applaude, commenta ad alta voce, grida bravo!
Chi è fuori ha un’aria spaesata, di chi deve indovinare i motivi della risata, i gesti, accenna per cordialità a un sorriso, quasi si vergogna di non poter partecipare. Riprova a entrare, ma niente.

Una donna chiede alla spalla di fronte: c’è posto? Qualcuno risponde sì, uno o due. Ma nessuno si muove, si sposta.
Resta chi è già dentro e tiene con forza il posto.

Fuori un angelo parla…

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