Dove sei

Abbiamo fatto questa strada tante volte. Tu forse non lo ricordi, presa come sei da tutto quello ch’è successo in seguito. Allora sorridevi al mio passaggio, avevi fatto caso che qualcuno troppe volte s’accostava al tuo portone e passeggiava sotto la tua finestra quando suonavi. Ora dove sei? Forse abiti ancora lì, a quella finestra da cui non viene più un suono di violino. Forse la guerra t’ha portato via il violino, forse la voglia stessa di suonare. Forse sei morta. O forse sei viva da qualche altra parte, e per non pensare alla guerra hai scordato tutto, anche noi, e tutto quello che c’era prima qui.

E se invece sei tornata? Magari hai ripensato a me, a quel sorriso dato di sfuggita, a quegli ultimi canti di violino… E magari, tornando, hai sentito anche tu la stessa cosa, che questo paese nuovo è peggio ancora del vecchio, che questa piazza non è la stessa se non ci suona più la banda di Novàk, se lui e i suoi non vanno più a bere all’osteria…

Siamo cresciuti con il cuore in gola, fra i canti dei soldati. Adesso c’è silenzio. Ma questo silenzio non sembra quello dei posti in cui siamo cresciuti e in cui abbiamo avuto paura. Se sentivamo passare i camion, allora, avevamo paura Adesso questa motoretta che passa non mi fa sentire niente, solo il fastidio stridente di un posto ch’è stato casa nostra, e non lo è più.

 

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