Vinicius, Ricetta di poeta

“Di mattina scurisco
di giorno tardo
di sera annotto
di notte ardo.

Ad ovest la morte
contro cui vivo
del sud cattivo
l’est è il mio nord.

Che contino altri
passo per passo:
io muoio ieri

nasco domani
vado dove c’è spazio:
– il mio tempo è quando.”

perìgeion

Vinicius

cura e traduzione di Massimiliano Damaggio
eccetto dove indicato diversamente

 Ora che ci penso, Vinicius c’è sempre stato, fin da quando ero bambino, quando il mio mangiadischi rosso suonava la canzone “La casa”. Quando in macchina con mio padre o mia madre ascoltavo Ornella Vanoni. Quando andavo in cerca di dischi a basso prezzo alla Standa, dischi ammucchiati nei cestelli, a 5000 lire ognuno. Roba che si buttava via e dove trovavo le ristampe mediocri di alcune meraviglie, da buttare via, meraviglie in svendita a 5000 lire. C’era quando mi trascinavo a Venezia, impaurito dagli occhi rossi delle pantegane notturne nelle piccole calli verso l’Arsenale. Una notte mi sembrò di vederne diversi, di questi occhi rossi, e un muoversi liquido. Ebbi paura non tanto dell’animale in sé ma di altro, di questa necessità di nascondersi nell’oscurità. C’era Vinicius a Milano, a porta Venezia, uno dei tanti giorni di pioggia…

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