Tre testi di Ilaria Seclì

Qualche mese fa, ho scritto a Ilaria che non ero capace di analizzare le sue poesie. La tua poesia, le ho scritto, mi piove addosso più di quanto mi inviti ad entrare. Quando leggo Ivo Andric mi sento chiamato a entrare nel suo buio, a conoscerlo, perché è un universo chiuso che traccia il suo nord e il suo sud. La tua poesia non è un universo chiuso. E’ un intero universo significante, in continua espansione, fatto di materiale vivo. Non ti sto sminuendo. Se dicessi che la tua scrittura è mescolata con la vita direi che è una immatura o edonistica, ma non è questo che voglio dire. E’ una scrittura che sembra fatta di cose animate, di persone, di fenomeni naturali che si scrivono da soli. Tutto accade come accade la pioggia, come la caduta di un masso. Ed io che posso dire della caduta di un masso? Che è caduto. Potrei descriverlo, ma è lì, lo vediamo tutti. Posso solo indicarlo. Riesco a spiegarmi? La tua poesia per me ha un’evidenza a cui non voglio aggiungere altri discorsi, il tuo universo significante è un universo in carne ed ossa, ed io sono come un bambino che lo scopre e a cui tutto sembra enorme. Enormi anche i raccoglimenti in cui la tua poesia somiglia a una nenia magica, a un canto mediterraneo e funebre che sorge, sussurrato da madri ormai pietrificate che sventolano vesti di cenere. Io non so entrare con la lente d’ingrandimento in un mondo così. A volte mi ci perdo, forse ho paura che l’acqua mi spenga la lanterna. Ecco, col permesso di Ilaria, ho ripetuto quello che ho scritto allora perché non saprei trovare un modo diverso di introdurre la sua poesia. Charms diceva: occorre fare versi tali che, a lanciare una poesia contro la finestra, il vetro si deve rompere. A me sembra che Ilaria faccia questo.

perìgeion

Jappelli Praga HRADCANY

a cura di Antonio Devicienti

In attesa dell’uscita del nuovo libro di Ilaria Seclì pubblichiamo, d’accordo con l’autrice, alcuni testi già apparsi sul suo blog personale (Le ragioni dell’acqua). Ne abbiamo scelto uno dedicato a Milano e che Ilaria stessa considera emblematico nell’attuale fase della sua scrittura, un secondo che rievoca la Terra d’Otranto, regione appunto di Sud-Est e al centro di nuovi incroci culturali e migratori e un terzo dedicato a Praga.


Milano. Porta Venezia, giardini.

Tre vite da qui ho visto anatre, i laghetti nei parchi.

Pomeriggi dell’undicesimo mese, nord meridiano, quando nel riposo dei morti, del dopopranzo, si attarda l’ombra della notte.

Alla luce quel buio resiste, si allunga, prima e qui eterni.

Foschia, pulviscolo, foglia che si stacca dal ramo più alto e ossuto, grigio. Tramestio dei fili scuri d’erba, secchi, cespugli di carta, melma, sudate rocce, umido vischio, fresca imperturbata età dei minerali.

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