Il dolore slavo (su Ivo Andric)

Una riflessione su un poeta che mi circola nelle vene.

perìgeion

Ivo-Andric

di Giorgio Galli

Schivo e autocritico, Ivo Andrić fu un artista sempre in bilico col silenzio. Attribuiva così poca importanza alle proprie poesie che smise presto di pubblicarle; ma continuò a scriverne, se l’ultima che conosciamo è datata 1973, due anni prima della morte. La poesia di Andrić precede e segue la sua opera di narratore. E’ un fiume carsico che attraversa tutta l’opera dell’autore, e che sarebbe sbagliato vedere come una “pausa” dalla narrativa, una riflessione nata nelle more della stesura dei suoi monumentali romanzi.

Andrić fu un uomo timido e buono. Eppure, i lettori del celebre Ponte sulla Drina ricordano il terrore suscitato dalle quasi trenta pagine in cui si raccontano la tortura e l’impalatura di Radisav, l’operaio ribelle alla costruzione del ponte. Andrić vi si addentra con raccapricciante dovizia di dettagli. Come poteva una natura umana così fragile sopportare fino in fondo il peso di un simile…

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