Gli ambulanti

ambulante nella tempestaDal mare si lancia una corsa di vento. Prende la strada larga, s’incanala raccogliendo affluenti dagli slarghi che mirano al porto. I figli incestuosi dei venti sfiancano i teli delle bancarelle, le bancarelle fanno vela, i venti spaccano i cardini, slegano i legacci, rovesciano la mercanzia in mezzo alla strada. Le lampade cinesi di carta si contraggono, possedute dai figli incestuosi dei venti. L’altoparlante di un’auto affida alla cattiveria dei venti parole razziste in dialetto napoletano. Siamo meno forti delle lampade. Siamo appesi come i teli che mo’ mo’ si sganciano. Siamo buttati a terra come i teli violentati dai figli incestuosi dei venti. La lampada cinese vacilla, la mercanzia scaraventata per terra, noi arrabattati a raccoglierla. La lampada cinese si spegne, la lampada scaraventata per terra, tutto striscia sull’arena, non si riconosce il mio dal tuo. La macchina razzista ha trionfato. In fondo alla strada, calmo e maligno, sta il serpente del mare generatore dei venti.

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