La vita del borgo

le passage du commerce saint-andre (1952-1954)

Dal mio punto d’osservazione, osservo. E’ il privilegio di non avere una vita. Liberarsi dall’ingombro dell’io, trasformarsi in puro punto di vista. Gli aerei che volano. Le macchine. Negozi aperti per nessuno. Le parole degli uccelli che cadono giù dai rami. Il rimbombo della musica di un baraccone. Camion che scaricano merci -per chi? Ascolto uno scampanìo di bottiglie e non vedo i bevitori. Passano giovani come fantasmi scampati a un’inondazione. Sembra che l’umidità dell’aria li abbia sommersi. E’ finito l’impero romano. E’ caduto, i messi non sono ancora arrivati, ma ne parlano gli uccelli, gl’ideogrammi funebri degli uccelli che cadono giù dai rami. La rivoluzione francese deve ancora arrivare, la croce sulle chiese è la croce di Ildebrando di Soana, San Francesco e Rousseau devono ancora venire a trasformare gli schiavi in uomini liberi. Il borgo vivrebbe anche senza di noi. Le foglie si accartoccerebbero e diventerebbero rosse, i bambù del ristorante di pesce -aperto per chi?- diventerebbero decrepiti e poi diventerebbero morti. I ristoranti cafoni, l’insegna che lampeggia APERTO, i biliardini, resterebbero tutti come fossili dopo un’inondazione. Gli uccelli manderebbero i loro segni a un vento libero di parole. Passerà la vita del borgo, resterà il borgo.

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