Poesia, pensieri sparsi

candeleLo spettacolo indecoroso di quei poeti che conoscono ogni segreto della poesia, ma ragionano su ogni altro argomento come l’uomo della strada! Essere intellettuali non è un lavoro in cui si timbra il cartellino: è un privilegio che va onorato ogni giorno con una costante, e non settaria, disposizione al pensiero.

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“… l’intollerabile disagio di fronte a chi -perduta la fede nell’essere autore- voleva spettatori, come se non spasimasse davvero, ma fosse attore di quegli spasimi…” (Nadia Campana)

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Il disagio che la poesia contemporanea mi comunica sta nel fatto che non riesco a liberarmi dalla sensazone d’una lingua ridotta a gergo, a un idioletto che ha la gittata di una generazione, quando non di un singolo individuo.

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Ho scritto poesie, ma non sono un poeta. La poesia è sempre un fatto, e mai un commento ad un fatto. Se non poteva essere detto altrimenti, allora è poesia. Io non so dare questa forza alle parole. Le mie poesie possono esser dette in molti altri modi. Io vedo sempre, dietro la parola, la cosa. Le mie poesie sono delle meditazioni in versi, ed io sono troppo contenutista per poter essere compiutamente un poeta.

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Vorrei essere un uomo d’azione, ma Rilke m’ha piegato le vene. Non sono un artista: sono un uomo annientato dalla potenza dell’arte.

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Se potessi rinascere, vorrei essere Jacques Brel: un sublime artigiano di un’arte minore, un piccolo meraviglioso artista pieno di fuoco e passione, che non aveva con le parole che un rapporto incidentale.

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6 pensieri riguardo “Poesia, pensieri sparsi”

  1. Sono d’accordissimo sul disagio che provi nella terza citazione, l’individualità è necessaria a per conoscere un percorso, un percorso non esiste senza individualità…

    essere poeti è un pò come essere artisti, lavori con qualsiasi strumento …
    e il bello è che si può improvvisare!

    ciao Giorgio 🙂

  2. Caro Giorgio, mi piacciono moltissimo questi tuoi pensieri. Ma non vedo perché ti tormenti sulla poesia contemporanea – che mi sembra non esistere. E questo fatto di voler essere dei “poeti”, è come voler vivere senza bere acqua. Sono invece d’accordissimo su Brel. Quanto sia “minore” la sua arte rispetto alla poesia, proprio non saprei però. Un caro saluto.

    1. Un caro saluto a te e grazie. Dovrei riflettere molto prima di darti una risposta compiuta, ma le prime cose che mi vengono in mente sono queste. Quanto sia minore l’arte di Brel non lo so neanch’io, lui la considerava tale e non per falsa modestia: accetto il suo parere come autorevole -seppur non definitivo. Sulla poesia contemporanea non credo, come dici, che non esista: piuttosto che stia assumendo forme insolite, ancora difficili da indovinare e da valutare. Sono d’accordo con Cavazzoni, che nel “Limbo delle fantasticazioni” dice: una volta, per far parte di un canone letterario bastava rispettarne le norme: se si scriveva in versi secondo certe regole, era poesia. Oggi stabilire cosa sia poesia è più difficile, forse molti poeti accreditati spariranno ed altri, insospettabili, supereranno la prova del tempo. Quanto a me, posso dire che mi sento a disagio di fronte all’ostentazione che nel panorama letterario sembra regola, e che sono a disagio per natura rispetto all’appartenenza a gruppi o circoli; ma non mi tormento di non essere poeta, semplicemente constato che non lo sono. Mi tormento, semmai, sul bisogno che ho di scrivere comunque -un bisogno vitale anche se vi avverto una certa indecenza. Non so se riesco a spiegarmi. Più tardi, con meno fretta, provo a risponderti meglio.

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