I poveri

Quante volte come aquila reale
volli salire oltre le nubi, e più su
fino allo spazio come un’astronave,
verso i pianeti sonori. Addio gravita.
Ma presto finiva il sogno e mi trovavo
a raspare per terra come una gallina
pazza, cui i bambini
tirano pietre, e rubano le uova.
Erano uova d’oro? Forse. Ma io
dentro il recinto dormivo: le stelle di notte
le vedevo dall’aia a pezzi, come da galera.
Adesso, fuor della rete, non m’occorrono
metalli spumati di nave spaziale:
a noi poveri basta una bicicletta per dimenticare
i sogni di ricchezza.
Godo la libertà
di chi non ha niente in mano:
la gioia la cerco in cose che ad altri
sembrano perfino tristi, e mi basta la pace.

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