2012

Colombo non ha scoperto niente:
potrebbe essersi svegliato una mattina,
per quanto ne so, ed aver detto:
ho sognato l’America.

La vita qua
sotto le stelle del 2012
è come il moto senza senso
d’un turacciolo,
che, posato sul crine dell’onda,
non avanza né arretra
ma compie semplicemente un
moto circolare.

E scusate se scrivo colloquiale
ma non ho quarti di nobiltà
neanche in poesia.

La vita qua
nelle baracche del 2012
è un legno fracico
è una vita che ha il cuore malato
ma stupenda una periferia:
ed è così stupenda quella periferia
così succosi i frutti
che l’autunno ci nevica addosso,
che noi vogliamo succhiarla tutta,
anche a costo di toccare,
prima o poi, il suo midollo d’orrore.

E Colombo non ha inventato niente,
l’America da noi s’allontana:
come quei sogni dove corri corri
e il traguardo si sposta con te.

Lungo le piste del 2012
i passanti mi guardano male
perché puzzo
perché giro mezzo nudo fra i vestiti
ma io
io ho il coltello dalla parte del manico:
gli altri domani possono essere me.

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