Cioran

cioranCioran è capriccioso e provocatorio come tutti i pensatori che non credono nel pensiero. Il suo non è nemmeno un “pensiero originale”. La sua lucidità è nella forma. Ha attinto a una “tradizione nichilista allargata” che da Pirrone arriva fino a Schopenhauer e si volta a guardare verso Oriente; l’ha rilanciata in una prosa dove l’incendio del dire folgora il disincanto del detto, creando gli splendidi cortocircuiti di “formule” urticanti e seducenti. Le ragioni più profonde di Cioran vanno cercate lontano dagli aforismi, dove il gusto di un paradosso inappellabile può prevalere sullo splendore logico del pensiero. Lo stile di Cioran è la sua fionda e la sua galera. Forse il Cioran migliore è nei Quaderni, lettere al vento, frasi buttate fra se stesso e Dio. Nelle opere c’è un gioco, un virtuosismo che, dopo aver sedotto, stanca. Non si crede fino in fondo al suo nichilismo. Perché, se Cioran si fosse preso sul serio, non avrebbe incapsulato i suoi veleni negli squisiti  bonbon delle sue frasi.

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