Nietzsche, Fellini e Petronio

Munch_Nietzsche_1906Ecco una considerazione di Nietzsche su Petronio:

A chi sarebbe mai consentito di tradurre in tedesco Petronio, che più di qualsiasi grande musicista sino ad oggi è stato un maestro del presto, con le sue invezioni, lampi di genio, parole: che importanza hanno infine tutti i pantani del mondo malato e malvagio, ed anche “del mondo antico” se si ha, come lui, piedi di vento, moto e respiro di vento, lo scherno liberatore d’un vento che guarisce ogni cosa, costringendo ogni cosa a correre.

Così si legge in Al di là del bene e del male, cap. 28. E nell’Anticristo, al cap. 46:

Mi deliziai a leggere, subito dopo Paolo, quel graziosissimo e tracotantissimo schernitore che fu Petronio, di cui si potrebbe dire quel che Domenico Boccaccio scrisse di Cesare Borgia al duca di Parma: “è tutto festo” – una salute immortale, un’immortale serentià, una natura ben riuscita…

Petronio dunque come l’opposto di Paolo di Tarso, di cui si legge al cap. 58 della stessa opera:

Ed ecco che compare Paolo… Paolo, l’odio dei Ciandala contro Roma, contro il “mondo”, divenuto carne, divenuto genio…

Petronio come un antidoto al cristianesimo, e la comicità sua come rimedio ai mali dell’esistenza, come medicina della vita. Nietzsche ricorda l’aneddoto di Platone, sul cui letto di morte venne trovato un volume con tutte le commedie di Aristofane, e conclude: “Come avrebbe mai potuto sia pure un Platone sopportare la vita – una vita greca, alla quale egli aveva detto no – senza un Aristofane?”

Viene in mente la definizione di Fellini, per cui i comici sono “benefattori dell’umanità”. Ma Nietzsche non avrebbe apprezzato il Satyricon di Fellini, così surreale, così onirico, delirante, malato… In effetti l’interpretazione di Fellini, per geniale che sia, è un clamoroso equivoco su Petronio, uno dei più alti rappresentanti del realismo antico. Di Petronio Nietzsche apprezzava proprio l’aderenza senza schermi alla realtà, il suo sguardo disincantato sul mondo e sull’uomo, scevro da pregiudizi moralistici, la sua comicità che non conosce regole e non teme d’essere anche grossolana – perché aderisce alla vita, come quella di Rabelais… Per capire molti giudizi di Nietzsche occorre tener presente il tema della “fedeltà alla terra”. Nietzsche ammirava Stendhal e i realisti francesi; di Dostoevskij affermava: “Ecco uno psicologo da cui avrei qualcosa da imparare”. Distaccandosi da Wagner, che aveva “riempito di fantasmi l’Europa”, gli oppose la Carmen di Bizet. Tutto questo in Fellini non si trova, e non solo per l’impossibilità fisiologica del mezzo cinematografico di rendere un autore come Petronio – com’è possibile tradurre sullo schermo il linguaggio petroniano, che già per Nietzsche era impossibile tradurre in tedesco?

satyriconLeggiamo le parole del regista in Dario Zanelli, Nel mondo di Federico, al capitolo intitolato Federico avanti Cristo: Fellini intendeva fare “un grande spettacolo fantastico, completamente libero […] da qualsiasi impegno, da qualsiasi vincolo con realtà più o meno riscontrabili; anzi uno spettacolo fantascientifico, di una lontananza lunare; o, come pure ho detto […] una grossa favola barbarica, opulenta e atroce.” Più avanti l’obiettivo di Fellini si precisa in queste parole: “Tentar di ricostruire direttamente, senza schemi precostituiti, il modo di vivere di allora, tentar di ricordarsi come eravamo veramente prima di Cristo, è un’impresa appassionante. Far tacere il giudizio che per forza di cose portiamo dentro di noi, sbarazzarsi dei preconcetti moralistici derivati da due millenni di cattolicesimo, per vedere come poteva essere la creatura umana prima che la religione cristiana le offrisse i suoi aiuti, le sue protezioni confortanti e imprigionanti.” Ecco dove voleva arrivare Fellini. Il fatto è che, nella sua versione del Satyricon, si perde ogni umorismo. Quello che resta è una risata allucinata, che ci lascia con più angoscia e più inquietudine. Per questo Fellini è agli antipodi di Nietzsche: egli è, dal punto di vista del filosofo, il cristiano malato che guarda al passato come in un sogno, mentre Nietzsche ritiene che proprio quella antica sia la realtà, da troppo tempo ammantata d’inutili sogni…

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