Antonella Anedda a “Notti d’autore”: testimonianza di poesia e civiltà

antonella anedda

 (Su Poesia, di Luigia Sorrentino del 31 gennaio 2013)

Non solo, nel suo selvaggio rigore, Antonella Anedda nega qualsiasi ruolo alla poesia; non solo rifiuta qualsiasi abbinamento fra successo e poesia; ma rifiuta anche alla propria poesia qualsiasi potere sul prossimo, e dice che i suoi versi “non salvano nessuno e non gettano nessuno nel delirio”. Al massimo sono “una raccolta di scarti”, cui il lavoro poetico dona unità e dignità. La sontuosa durezza dei suoi versi non sembra nemmeno italiana: mi fa pensare alla cultura spagnola e alla sua capacità d’essere ricca senza spreco. Dov’è che vedrei bene una figura come la sua? In un Paese dell’Est. In Portogallo. In America Latina. In una cultura dove il contatto col dolore sia così privo di mediazioni da riuscire esaltante.
Con la sua poesia, Anedda vuol testimoniare il tentativo di ricucire degli strappi, ma senza provarsi lei stessa nel tentativo di ricucirli. Alla sua opera attribiusce solo questo valore testimoniale, che porta il conforto della bellezza non solo alla cosa strappata, ma proprio alla faglia, al punto di sconnessura da cui lei guarda e di cui ha fatto una professione di fede.

Intervista completa su Poesia, di Luigia Sorrentino

 

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