Il germe della colpevolizzazione: “Il segreto di Luca” di Silone

Il segreto di Luca è un libro di cui non si parlerà mai abbastanza bene. Geno Pampaloni lo ha definito “un bellissimo nodo d’amore”, ma è molto di più: è il punto di congiunzione fra il Silone realista e il Silone utopista. La storia potrebbe essere accaduta davvero –e forse lo è-  ma ha tutti i connotati di una favola, con un di più di febbrile dovuto all’accanimento con cui descrive vite dedite al perseguimento d’un sogno. E’ insieme Abelardo ed Eloisa e un dipinto di Moureau. E’ il decadentismo che entra nella vita dei “cafoni” e della “contrada” con la follia e la purezza dei due protagonisti: Luca, fedele al suo amore fino al sacrificio, e Andrea, che crede nel socialismo come amore per l’umanità, ch’è mosso a una indagine difficilissima dal suo affannoso amore per la verità. Il segreto di Luca è  la parabola dell’amore in tutte le sue forme. E’ un inno all’amore, e insieme il racconto simbolico di tutte le difficoltà che l’amore può incontrare. E’ la storia dello scacco e del trionfo dell’amore.

Anche il socialismo celebra qui il suo scacco e il suo trionfo. Il suo scacco nella figura di una funzionaria di partito, che ha sostituito le omertà e le superstizioni della sua terra con l’omertà delle direttive del Partito. Il suo trionfo nella figura di Andrea, con cui Silone sembra suggerire che il socialismo si realizza più nel cuore umano che nelle rivoluzioni politiche. Evidentemente l’autore ha voluto raffigurare in Andrea se stesso, scomunicato sia dai fascisti che dai comunisti e costretto ad una vita da “cristiano senza Chiesa” e “socialista senza partito”.

Intorno ai protagonisti c’è il mondo miserando e duro dei “cafoni”, che Silone conosce bene e che, a differenza di Pasolini, non miteggia, raffigurandolo in tutto il suo abbrutimento.

Lo stile di Silone si direbbe quasi un non-stile: non elegante, non armonioso, non bello, duro e secco come un vecchio ramo. Eppure, quale altro stile poteva aderir meglio all’impegno morale dell’autore, all’arcaismo medievaleggiante della sua visione, al suo cristianesimo tutto fatto di cose? Quello stile, allontanando da sé l’attenzione del lettore, “fa parlare” con più intensità i sentimenti che muovono l’intera storia. E la storia è quella di una colpevolizzazione.

Kafka ha rappresentato la colpevolizzazione così bene, che i lettori del Processo sono convinti che Joseph K. sia davvero colpevole -di cosa, non si sa: nulla nel testo lo dice: ma il fatto che si comporti da colpevole basta a qualificarlo come tale. Sono i lettori a processare Joseph K, e per questo “sembrava che la vergogna dovesse sopravvivergli”: perché il rituale si rinnova ad ogni apertura di libro.

Ma, se la colpevolizzazione di K. è studiata dall’interno, quella di Luca è analizzata socialmente, dall’esterno. K. si sente colpevole, e cambia il suo modo di essere. La colpevolizzazione di Luca invece è il frutto dell’interpretazione colpevolizzante che la comunità dà dei suoi comportamenti, ma la sua personalità rimane intatta.  K. si comporta da colpevole, Luca no. Joseph K. è fragile, Luca ha una granitica forza interiore. Kafka sceglie l’uomo fragile per studiare la coscienza di un individuo colpito da un’accusa ingiusta, Silone sceglie un uomo solido per indagare le ingiustizie della coscienza collettiva. Non ci sono altri punti di contatto fra i due scrittori: tranne questo, d’aver toccato il germe, abissale, della colpevolizzazione.

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2 pensieri riguardo “Il germe della colpevolizzazione: “Il segreto di Luca” di Silone”

  1. grazie mille per quest’ottimo lavoro che avete messo alla nostra disposizione,pero noi studenti dell’università CHEICKH ANTA DIOP di DAKAR abbiamo bisogno di sostegni dal governo italiano,è da anni che impariamo questa lingua ma abbiamo paura di finire alla disoccupazione

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